Senatore Raffaele Fantetti

Un lavoratore italiano all'estero... uno di voi!

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FANTETTI (PDL): SUSSIDIO SUGLI INTERESSI EUROZONA, L'ULTIMA POSSIBILITÀ DI FARCELA?

Martedì 26 Giugno 2012 14:00
ROMA\ aise\ - "Organizzare immediatamente un programma di sussidio diretto sugli interessi pagati dai diversi membri della zona Euro per il loro finanziamento sui mercati internazionali dei capitali.
Un fondo comune nel quale, fatta la media dei valori, i Paesi che pagano meno - come Germania, Francia, ecc. - versano la differenza a vantaggio di quelli cui i mercati impongono tassi superiori - Spagna, Italia, ecc.". Senatore del Pdl eletto in Europa, per Raffaele Fantetti "la proposta dell'olandese Arnold e dello spagnolo Diaz de Rabago, rilanciata ieri da Hugo Dixon sull'International Herald Tribune, riequilibrerebbe gli spread, costerebbe relativamente poco - circa 2 miliardi il primo anno, e 53 nei primi sette - e sarebbe accettabile da un punto di vista politico-istituzionale tedesco".
Questo, spiega Fantetti, "perché non comporterebbe la garanzia sul debito dell'Eurozona e sarebbe rinnovabile o meno a seconda dei progressi compiuti dai Paesi beneficiari sugli altri piani necessari al risanamento finanziario".


"Il Governo italiano, magari supportato da una comune mozione parlamentare, - sostiene il senatore Pdl – dovrebbe intestarsi la proposta e presentarla al Consiglio europeo. Anche per l'Euro si tratta della fase finale del campionato e questo è un rigore - dopo i tempi supplementari- che bisogna avere il coraggio di tirare. E realizzare!". (aise)

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d’iniziativa dei senatori FANTETTI,COSTA,FIORONI, BUBBICO, SANGALLI, GRANAIOLA, GARRAFFA, ARMATO, TOMASELLI e AGOSTINI

Disposizioni in materia di attività di produzione di generi alimentari e di tutela e promozione della ristorazione italiana nel mondo.

Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge disciplina l’esercizio dell’attività artigianale di produzione di generi alimentari e detta norme in materia di tutela e promozione della ristorazione italiana nel mondo e di riconoscimento della patente europea pizzaioli.

L’esercizio dell’attività artigianale di produzione di generi alimentari, comprendente le fasi di preparazione, lavorazione, conservazione, cottura, confezionamento e commercializzazione dei prodotti dolciari e di pasticceria, biscotteria, confetteria, cioccolateria, gelateria, dei prodotti da forno e di panificazione, dei prodotti lattiero-caseari, a base di carne, vegetali trasformati, della pasta fresca, di altri prodotti di origine animale, nonché dei prodotti agroalimentari tipici e tradizionali, ivi comprese le attività di gastronomia, rosticceria e pizzeria, necessita di una regolamentazione e della fissazione di principi fondamentali
per l’esercizio di tali attività e per accedere alla relativa professione, nel rispetto della tutela della concorrenza del mercato, dei consumatori e della qualità delle produzioni. Il settore della produzione artigianale di generi alimentari costituisce un punto di forza dell’immagine e della competitività dell’economia del nostro Paese. I prodotti alimentari italiani sono tra i più conosciuti e apprezzati nel mondo e appresentano uno dei simboli del «Made in Italy» la cui produzione artigianale merita di essere sostenuta e valorizzata. Nonostante la grande richiesta di professionisti del settore, manca attualmente una disciplina
organica per l’accesso all’attività artigianale di produzione di generi alimentari. Tale situazione ha portato negli ultimi anni alla crescita esponenziale di associazioni del settore impegnate, con diversa intensità, nella formazione delle figure professionali richieste. Allo stato attuale, pertanto, si rende necessario regolare i percorsi di abilitazione professionale per esercitare l’attività artigianale di produzione di generi alimentari, al fine di raggiungere livelli di perfezionamento e di specializzazione sempre maggiori, prevedendo le condizioni e i requisiti per l’accesso all’attività professionale e per garantire la qualità dei prodotti alimentari. In questo contesto, l’enogastronomia italiana, insieme ad una tradizione culinaria famosa per ricchezza,
varietà e qualità, rappresenta un patrimonio culturale ed economico che concorre significativamente al successo del «marchio Italia» nel mondo. Anche in forza di importanti flussi migratori dall’Italia verso altri Stati, si è sviluppata nel tempo una vera e propria rete internazionale di ristoranti. All’inizio, tale rete rappresentò sostanzialmente un punto di incontro privilegiato per gli emigranti italiani all’estero, in cui ritrovarsi di tanto in tanto per mitigare la nostalgia del Paese d’origine e per ritrovarvi i «sapori» autentici di una cucina spesso molto diversa da quella locale. Ben presto, le valenze indiscusse della cucina, la sapienza dei cuochi e la loro grande volontà di emergere avviarono i ristoranti italiani a divenire templi indiscussi e prestigiosi del mangiar bene e di qualità, attraverso un percorso sviluppatosi in tutto il mondo sulla base di tre «percezioni forti»: la valenza salutistica della dieta «mediterranea» nella quale semplicità e gusto si coniugano con la equilibrata ripartizione di grassi e proteine; la qualità intrinseca riconosciuta ad alcuni prodotti (pasta, olio di oliva extravergine, salumi, formaggi, vini, e così via); l’immagine dell’Italia, come mèta turistica collegata al ricordo di sapori e gusti trovati in vacanza.
L’espansione di questa «insegna» ha raggiunto negli ultimi anni, secondo una recente indagine condotta dalla Federazione italiana pubblici esercizi (FIPE) e dall’Istituto nazionale per il commercio estero (ICE), circa 55.000-60.000 esercizi, di cui almeno 25.000 all’interno dei Paesi dell’Unione europea. Ma solo una parte di questi ha sviluppato la propria attività conservando legami forti con le radici del Paese d’origine e non tutti hanno saputo seguire questa strada. Se ne sono via aggiunti di nuovi, non sempre rispettosi delle tradizioni e della cultura della Madrepatria. Troppo spesso, e troppo facilmente, tale ricchezza viene contraffatta nelle insegne e nei menù (cosiddetto «  Italian  sounding  »), priva com’è della protezione che può derivare da una qualsiasi codifica o da una classificazione. Il disagio che ne deriva, al di là di evidenti effetti negativi sul versante dell’economia delle imprese di tutta la filiera agroalimentare, assume una forte
rilevanza sociale se si pensa che la cucina italiana è il frutto del secolare processo storico di una società protagonista di significativi momenti della civilizzazione umana. Per una particolare attitudine degli italiani ad occuparsi della qualità della vita e dei rapporti umani, la tavola è divenuta nella loro cultura il simbolo dell’ospitalità e dell’accoglienza familiare ed il cibo ha assunto il valore di una modalità per esprimere sentimenti, al pari della musica e dell’arte. Per questi motivi la cucina italiana è un contributo al patrimonio dell’intera umanità e va difesa e protetta dalle adulterazioni e dalle contraffazioni per salvaguardarne la storia, la cultura, la qualità e la genuinità. Nell’ambito della ristorazione soprattutto italiana ma anche europea, un posto centrale spetta alla pizza e il presente disegno di legge intende anche regolamentare la professione di chi materialmente prepara e cucina la pizza, attraverso l’istituzione di una "Patente del Pizzaiolo". Attualmente la figura professionale del pizzaiolo non trova un'apposita regolamentazione in ordine al percorso formativo e ciò avviene in un Paese come l’Italia da sempre attento ed all’avanguardia nel certificare la qualità e la sanità dei prodotti alimentari.

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RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

On. Guglielmo Picchi
Sen. Raffaele Fantetti

Le Agenzie di Rating e quasi tutti gli analisti internazionali concordano sul fatto che un debito eccessivo in presenza di incertezze sulle prospettive di crescita dell'economia italiana sia il vero problema del nostro paese al netto di considerazioni politiche la cui trattazione e' esterna a questo paper.

Se da un lato si può spingere sui tagli della spesa o il rilancio della crescita tramite il meccanismo della spending review recentemente introdotto nel nostro ordinamento, o introducendo riforme strutturali del mercato del lavoro o la deburocratizzazione degli adempimenti per le imprese, oppure alzando l'età pensionabile a 67 o più anni, dall'altro si può agire sugli attivi dello stato che potrebbero valere intorno a 400 miliardi di euro.

Il focus si questo short paper è esclusivamente sulla valorizzazione degli attivi patrimoniali in capo alla Repubblica e in secondo luogo agli enti locali. Premettiamo che non tutti gli attivi debbano essere valorizzati immediatamente perché ciò non sarebbe possibile, tuttavia avviare le cessioni sarebbe un segnale ai mercati dell'intenzione del paese di ridurre il debito. Infine sottolineiamo come le valutazioni delle agenzie di rating sottovalutino molti aspetti dell'economia italiana e non comprendano fino in fondo i punti di forza del nostro paese nonché il valore cumulato di 265 miliardi di euro delle manovre dal 2008 e fino al 2014, quindi non sono condivisibili, ma meritino lo stesso una risposta decisa.

Le cessioni di seguito indicate potrebbero essere esplicitate in un progetto di legge ad hoc. Aziende dello stato 1. Fondo Sovrano Italia - holding Italia SpA - conferimento delle partecipate detenute dal Tesoro ad un Fondo Sovrano Italiano quotato o ad una holding quotata. Il Fondo potrebbe indebitarsi per pagare al tesoro le attività conferite oppure collocare in borsa le proprie quote. Il fondo o l’holding sarebbero fuori dal perimetro della PA secondo
ESA 95.

Le aziende conferite potrebbero essere: ENI, ENEL, Terna, Rai, Ferrovie, Poste, CdP, Sogei, Finmeccanica, ANAS parte concessioni, Fincantieri, Fintecna. Proventi possibili 100mld.

2. CdP
a) swap mandatorio tra debito degli enti locali e asset degli enti stessi e valorizzazione degli stessi
b) quotazione di CdP per farla uscire dal perimetro della PA (fuori da ESA95 come già avviene per la Germania con KfW) Possibile deconsolidamento o riduzione di debito fino a 100mld di euro

3. ANAS Privatizzazione del business autostradale di ANAS.
possibili 4mld euro

4. Trenitalia Quotazione in borsa del servizio di Alta Velocita' Ferroviaria.
Proventi possibili 2 mld euro

5. Bancoposta Cessione del ramo d'azienda del banco posta Proventi
possibili 4/5 mld euro.

Valorizzazione Immobiliare
A - Demanio SpA - conferimento ad una holding immobiliare di tutti i beni non strumentali residenziali e commerciali di tutte le amministrazioni pubbliche centrali e locali (immobili ex SCIP, enti previdenziali, demanio nazionale e regionale) Successiva quotazione o dismissione Potenziali 50 miliardi di incasso.
B - Beni confiscati alla C.O. Dismissione di tutti i beni confiscati Proventi possibili 8 miliardi. Riserve auree Cessione del 15 per cento delle riserve auree. 400 tonnellate d'oro che potrebbero portare almeno 15 miliardi di euro.
Il combinato di queste azioni potrebbe portare la riduzione del debito sotto quota 100 per cento e con un avanzo primario solido come quello attuale scendere poi a quota 85 potrebbe essere possibile entro il 2020 potendo recuperare un rating AAA. Naturalmente in presenza di riforme strutturali e liberalizzazioni l'impatto potrebbe essere superiore.

Roma, 21 Settembre 2011

 

Lettera del senatore FANTETTI al Direttore del Financial Times.

IL FINANCIAL TIMES SU BERLUSCONI IN RUSSIA: FANTETTI (PDL) SCRIVE AL DIRETTORE

"Gentile direttore, l’articolo pubblicato oggi dal titolo "Berlusconi to party with Putin" non è corretto nei contenuti né professionale per il modo in cui è stato scritto".
Inizia così la lettera che il senatore del Pdl Raffaele Fantetti, eletto in Europa e residente a Londra, ha indirizzato al direttore del quotidiano inglese per protestare contro l’articolo di Guy Dinmore, pubblicato il 7 ottobre scorso (http://www.ft.com/).
"È imbarazzante notare – prosegue Fantetti – che il vostro corrispondente, nonostante sia in Italia da molto tempo, non abbia ancora compreso come "leggere" gli affari nazionali e continui a scrivere sulla base di una sorta di "gossip diplomatico" che ha fonte fuori dall’Italia. Dopo aver letto il suo articolo sulla politica italiana, le persone capiscono solo che lui odia Berlusconi ma che, ancora una volta, non ha capito perché lui sia al potere, avendo vinto le ultime elezioni cui hanno partecipato 50milioni di elettori".
L’articolo, aggiunge Fantetti, "è davvero ben poca cosa a livello giornalistico e certo non all’altezza degli altri contenuti del FT".
"In base, poi, a quanto prevede la basilare regola editoriale, sarebbe interessante sapere chi è il diplomatico senza nome cui è riferita dal giornalista l'espressione "buffone italiano", quando, dove e perché ciò sia successo. Come direttore del FT, deve una risposta a tutti noi, suoi lettori".

Letter to the FT Editor‏

Dear Editor of the FT,
Your article published today on "Berlusconi to party with Putin" is not fair in its content and professional in the way it was written. It is embarassing to notice that your correspondent, after so much time spent in Italy, does not still grasp any understanding of the national affairs and keeps reporting on the basis of "diplomatic gossip" from outside Italy. After reading his report on Italian politics, people understand that he hates Mr. Berlusconi but, once again, have no clues about the reasons why he is in power, on the basis of the majority vote gained in a democratic election participated by 50 million Italians. It is really a poor journalistic product, not at par with the rest of the FT offer. According to professional editorial rules, It would then be interesting to know who is the unnamed diplomat who reportedly used the expression "the Italian buffoon", when, where and why was that. As the Editor of the FT you owe an answer to all of us, your readers.
Many thanks.
Yours faithfully,

Raffaele Fantetti

 

150 anni dell’unità d’Italia e (molto) di più: Mazzini in Svizzera (GRENCHEN. 30-9-2011)

Intervento del Sen. Raffaele FANTETTI

Desidero confessarvi quanto io sia estremamente contento e commosso nel partecipare a questa giornata, tanto significativa e suggestiva, durante la quale la città di Grenchen intende festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia attraverso il ricordo della persona e dell’opera di Giuseppe Mazzini, un padre della patria spesso considerato un vinto del nostro Risorgimento.
Basta ricordare come già in un numero del gennaio 1875 del “Pasquino”, un brillante foglio satirico-umoristico dell’Ottocento, uno dei disegnatori più intelligenti del tempo Casimiro Teja – un simbolico bisnonno dei nostri Giannelli, Altan o Forattini – volendo indicare i padri della patria, non ha un attimo di esitazione e ritrae insieme Vittorio Emanuele II, Garibaldi e addirittura Papa Pio IX che se ne vanno verso Roma a braccetto. Di Mazzini non v’è alcuna traccia.

Ancora oggi di Mazzini si continuano a ricordare certi giudizi durissimi, certe definizioni ingiuste. Quella del principe di Metternich ad esempio - che va considerato l’anti-Mazzini per eccellenza - che così definiva Mazzini “questo brigante italiano, magro, pallido, emaciato ma eloquente come un apostolo, scaltro come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato… ”ma di giudizi anche più severi non ne sarebbero mancati anche da parte di suoi contemporanei italiani.
Peseranno sempre su di lui i tanti infausti esiti delle spedizioni cui egli non intenderà mai rinunciare nel suo progetto di realizzazione dell’Italia repubblicana.

Come non pensare alla “fanatica intransigenza” che gli attribuì uno storico peraltro autorevolissimo come Rosario Romeo? Quanto più positivo rimane il testo di una piccola lapide dettata da Giovanni Bovio che troviamo a Molfetta : “Più da noi ti dipartono – tempo e malizia – o Giuseppe Mazzini – e più l’ordine ideale ci riconduce a te, auguratore e contemporaneo della posterità” là dove, così come oggi a Grenchen, la sua connotazione di contemporaneo della posterità ce lo riconduce a tutto tondo tra le idee/gli ideali e i doveri della nostra epoca.

In terra elvetica, sempre esule, Mazzini trascorrerà dieci anni. Ci andrà giovanissimo e riuscirà subito a conoscere un personaggio della fama di Sismonde de Sismondi.
Da lì polemizzerà con i grandi suoi contemporanei come Alexis de Toqueville, l’autore della “Démocratie en Amerique”, con Bakunin e con Proudhon. Ancora più duri i rapporti che avrà da pari a pari – anche nel pieno dissenso - con Marx e con personaggi del valore di John Stuart Mill o Thomas Carlyle.

Ventotto anni della vita passati esule all’estero, in Francia, Svizzera, la liberale Inghilterra, ne fanno un personaggio notevole nell’intero quadro europeo: “il profeta dell’Europa moderna?” si chiede un saggio di uno studioso inglese come O.G. Griflith.

A Berna, alla metà del 1834 dà vita alla “Giovine Europa” insieme a un piccolo gruppo di compagni esuli come lui, sedici in tutto, non solo italiani ma anche tedeschi e polacchi, a riprova che per Mazzini l’Europa – se doveva nascere davvero unita, per volontà di popolo, anzi “dei popoli”, doveva comprendere i paesi dell’area occidentale e insieme, quelli dell’area orientale. In effetti, fin da quei lontani anni ’30 Mazzini capisce che l’Europa “dei troni e degli altari” aveva ormai fatto il suo tempo, così come la pretesa di un’egemonia della Francia sul vecchio continente “giace nel sepolcro di Napoleone”.
E siccome ritiene che ”nessun popolo può vivere nell’isolamento”ecco la sua strategia originale, nuova e innovatrice: se l’Europa “è la leva del mondo, è la terra della libertà”, bisogna avere il coraggio di puntare in grande e realizzare l’Europa come “fratellanza di nazioni libere ed uguali”.

Poiché Mazzini – pur innamorato della sua Italia – non privilegerà mai una sola nazione ma vorrà vedere le nazioni tutte insieme “libere e indipendenti”, tanto da ribadire, ancora nel 1871, che le nazioni “sono gli individui dell’umanità: tutte devono lavorare alla conquista del fine comune: ciascuna a seconda della propria posizione geografica, delle proprie singolari attitudini, dei mezzi che sono ad essa naturalmente forniti”.

Non credeva, per esempio, come un Fiche, che la Germania e i tedeschi avessero una superiore missione da compiere. Non credeva come un De Maistre, che la Francia fosse l’unica depositaria di chissà quale grandeur. Non credeva, come un Gioberti, in un “primato morale e civile degli italiani”. La sua idea-forza, il suo principio-guida è sempre stato quello di sostenere che tutte le nazioni hanno pari dignità e pari diritti e quindi - una volta acquistata l’indipendenza, una volta diventate libere e eguali - insieme dovessero impegnarsi per concorrere al raggiungimento di uno “scopo comune” che come prima tappa comportava il processo di integrazione e di unità dell’Europa e successivamente doveva realizzare “la grande missione dell’Umanità”.

Sia chiaro, Mazzini ha sempre difeso il principio dell’unità nazionale attraverso il modello della repubblica, definita come “la forma logica della democrazia”. “La Repubblica – spiegava – è il governo sotto il quale nessuno può rubare impunemente” ; “è il governo nel quale il popolo sceglie i più capaci e i più morali per amministrare il negozio di tutti: nel quale se quei che furono scelti cangiano e traviano, il popolo che li ha scelti li manda a spasso”.

Sull’unità nazionale, ancora nel novembre del 1848, ripeteva “Non v’è che una Italia. L’Italia del Nord, le tre Italie, le cinque Italie sono bestemmie di sofisti o trovati di politica cortigianesca, condannati dal nascere all’impotenza”.

Il suo impegno, la ragion d’essere di tutta l’azione mazziniana avrà sempre come fine primario di “fare l’Italia”, di renderla cioè “una, libera, indipendente repubblicana”. Contemporaneamente avrebbe sempre cercato di realizzare una più vasta unità europea.

“Noi vagheggiamo –sono sue parole del 15 giugno 1848 –la grande federazione dei popoli liberi: crediamo nel patto delle nazioni, nel congresso europeo che interpreterà pacificamente quel patto”.
Mazzini come il patriota dell’unità nazionale dunque, ma contemporaneamente promotore dell’Europa unita, di quella “Europa dei popoli” che fin dal 1832 egli aveva considerato e definito con immagine espressiva “la leva del mondo”.

Insomma, guai a dimenticare che Mazzini ha sempre rifiutato due ipotesi, opposte ma ugualmente deleterie: “l’anarchia dell’indipendenza assoluta” e “il concentramento delle conquiste”. Lo scriverà da Grenchen, lo ripeterà ancora nel 1861: un’immagine, una formula, un progetto che nel frattempo aveva lanciato al mondo anche un’altra grande personalità come Carlo Cattaneo, anch’egli esule a in Svizzera, nel Canton Ticino, dopo il fallimento delle Cinque Giornate : “Avremo pace vera solo quando avremo gli Stati Uniti d’Europa”.

Mazzini e Cattaneo avevano capito che l’Italia avrebbe potuto conquistarsi un ruolo, non già a patto di chiudersi nel piccolo orizzonte della nostra pur amata penisola, ma a condizione di saper guardare a una concreta prospettiva sopranazionale: appunto, al traguardo non raggiunto ancora oggi, degli Stati Uniti d’Europa “Crediamo in una Europa dei Popoli sottentrante a quella dei re, delle famiglie privilegiate e delle bieche ambizioni dinastiche”.

Ecco perché non riusciamo a sentire Mazzini come una figura lontana nel tempo, e a duecento anni dalla sua nascita lo leghiamo al tema della così difficile costruzione dell’Europa politicamente unita.

Ecco perché come Italiani all’estero in particolare, siamo grati a Grenchen, alla terra elvetica, per avergli dato rifugio quando stava subendo la pressione di parecchi governi europei - in particolare del governo di Vienna – perché lo si togliesse di mezzo o almeno gli fossero privati gli spazi di libertà.

Costretto a rimanere “rifugiato”, Mazzini scrive un saggio dal titolo eloquente dell’alta politica “Fede e Avvenire”. Fede come coraggio indomito a resistere di fronte a qualunque tempesta, da proiettare in avanti, una fede per conquistare il domani o almeno un domani migliore, in quell’”avvenire” che, nelle vibranti parole mazziniane, “è nostro” e, come scriverà ne “I doveri dell’uomo”, deve poggiare sulle “tre colonne fondamentali” su cui poggia ogni nazione: il voto, per sollevarsi a dignità di nazione; l’educazione, che rappresenta la componente di crescita culturale, indispensabile per far progredire ogni popolo; il lavoro, che definisce il fattore economico-produttivo, altrettanto fondamentale per ottenere il miglioramento dell’intera comunità sociale.

Grazie.

8 AGOSTO/ FANTETTI (PDL) A MARCINELLE: NEL 2011 UNA CELEBRAZIONE DALLA FORTE VALENZA ISTITUZIONALE

MARCINELLE\ aise\ - La partecipazione alla cerimonia di Marcinelle quest'anno è stata per il senatore Raffaele Fantetti "particolarmente emozionante sia per la forte valenza del 150 anniversario dell'Unità d'Italia che per la responsabilità di trasmettere ai numerosi presenti gli indirizzi di saluto delle più alte cariche dello Stato".

"Infatti", spiega il parlamentare del PdL eletto in Europa, "sia il presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, che il presidente del Senato della Repubblica, Renato Schifani, non potendo purtroppo essere presenti di persona per impegni improrogabili legati anche alla crisi finanziaria internazionale, mi avevano fatto l'onore di affidarmi dei messaggi personali estremamente significativi".

"Anche quest'anno, dunque", osserva Fantetti, "l'occasione del ricordo della tragedia mineraria del 1956 al Bois de Cazier è servita ad onorare degnamente ed istituzionalmente la memoria dei caduti sul lavoro, con particolare riferimento a tutti gli emigrati".

"Peccato che il nostro ministro Tremaglia non sia riuscito a raggiungerci per motivi di salute e nonostante la Sua forte volontà di esserci, come sempre", commenta rammaricato Fantetti, che poi conclude: "c'erano le corone da Lui ordinate, insieme alle nostre, quelle delle massime istituzioni della Repubblica e quelle di tante meritorie associazioni, in primis il Ctim". (aise)

Marcinelle (pdf) >>

Marcinelle (doc) >>

 

LETTERA APERTA AGLI ELETTORI DEL POPOLO DELLE LIBERTA' del Sen. ANGELINO ALFANO

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LETTERA del Sen. FANTETTI all’Ambasciatore ROMANO


Date: 20 giugno 2011 12:35 - A: lettere@corriere.it
Oggetto: c.a. Amb. ROMANO da Sen. FANTETTI


Illustre Ambasciatore Romano,
da affezionato lettore della Sua rubrica sul "Corriere della Sera", non condividendo affatto le Sue critiche alla "legge sul voto italiano all'estero", mi pregio rimettere alla Sua attenzione alcuni scritti e discorsi da me recentemente tenuti nell'Assemblea del Senato della Repubblica.
Spero che avrà la pazienza di leggerli ed, in seguito, il tempo e modo per discuterne in termini più esatti.
Credo infatti che, su questo specifico tema, le Sue deduzioni pecchino di sostanza sia giuridica che politica.

In breve, consideri che

  1. L'Altra Italia esiste davvero e non è frutto di una elucubrazione argomentativa "Pan-italiota";
  2. i 4,3 milioni di connazionali attualmente iscritti all'AIRE sono solo una frazione di tutti quelli effettivamente residenti all'estero;
  3. nessun altro Paese al mondo ha sperimentato un fenomeno migratorio comparabile al nostro per quantità, estensione nel mondo e durata nel tempo (compresi -ahimè- i giorni nostri);
  4. gli Italiani (compresi quelli all'estero) hanno, in base alla nostra Costituzione, i diritti politici che discendono dalla loro cittadinanza;
  5. nessun altro criterio (conoscenza della politica italiana, censo, residenza, sesso, religione, durata o motivo della permanenza all'estero, ecc.) vale a discriminare quanto sopra;
  6. nella recente tornata referendaria circa 800.000 residenti all'estero hanno preso parte al voto;
  7. il voto postale è regolarmente utilizzato, da decenni, in molti Paesi civili e democratici;
  8. oltre che la "Circoscrizione Estero", di rango costituzionale, esistono nell'ordinamento italiano altre importanti istituzioni elettive degli Italiani all'estero come i COMITES ed il CGIE (oggetto di una recente riforma ordinaria approvata dal Senato della Repubblica - A.S.1460);
  9. Modifiche e correzioni tecniche della legge 459/2001 (relativamente alle modalità di voto) sono state da tempo identificate: alcune sono già state inserite nel nuovo ordinamento, altre seguiranno;
  10. Paesi come la Francia ci stanno seguendo sulla stessa linea (pur avendo meno cittadini all’estero), con l’istituzione di un Consiglio Generale ed una rappresentanza parlamentare, in entrambe le Camere.

Grazie per la Sua attenzione.
Distinti Saluti
Sen. Raffaele Fantetti

 

RELAZIONE del proponente Sen. RAFFAELE FANTETTI
(Commissione Finanze e Tesoro - 31 maggio 2011)

Egregi Colleghi,
la proposta mira a modificare il regolamento (CE) n. 1073/1999 al fine di migliorare l'efficienza operativa e la Governance dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF). Essa mira, altresì, a promuovere una maggiore efficienza delle indagini e una più stretta cooperazione con gli Stati membri.
L'OLAF, Ufficio europeo per la lotta antifrode, è stato istituito dalla Commissione Europea con decisione n. 352 del 28 aprile 1999, cui hanno fatto seguito il regolamento n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio ed il regolamento n. 1074/1999 del Consiglio, che forniscono all'Ufficio gli elementi in base ai quali operare.
L'obiettivo perseguito è quello di contrastare le frodi, la corruzione e qualsiasi altra attività illecita lesiva degli interessi finanziari dell'Unione Europea e dei suoi cittadini, nella considerazione che l'evasione dei dazi e delle imposte o l'utilizzazione impropria di sussidi costituiscono un danno per il contribuente europeo.

Contenuto della proposta

La proposta modificata comprende delle disposizioni volte a promuovere una maggiore efficienza delle indagini e una più stretta cooperazione con gli Stati membri.
Innanzitutto, si definisce il compito dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode che è quello di esercitare competenze di indagine, assistere gli Stati membri nell'organizzare una collaborazione tra le loro autorità competenti, promuovere e coordinare lo scambio di esperienze e di migliori pratiche nel settore della tutela degli interessi finanziari dell'Unione e svolgere, all'interno delle istituzioni, degli organi e degli organismi istituiti dai trattati, indagini amministrative volte a lottare contro la frode, la corruzione e ogni altra attività illecita lesiva degli interessi finanziari dell’Unione (art. 1).
In secondo luogo, si definiscono nel dettaglio le competenze dell'Ufficio in materia di indagini esterne svolte negli Stati membri, nei paesi terzi e presso le organizzazioni internazionali. Nell'ambito di tali indagini, il personale dell'Ufficio agisce in base alle norme e prassi che regolano le indagini amministrative nello Stato membro interessato e nel rispetto delle garanzie procedurali stabilite dal regolamento. Lo Stato interessato dovrà garantire l'accesso a tutte le informazioni e alla documentazione riguardanti il caso oggetto di indagine. Gli Stati membri designano un "servizio di coordinamento antifrode", incaricato di agevolare il coordinamento tra tutte le autorità competenti a livello nazionale e di assistere l'Ufficio nei suoi rapporti con gli enti nazionali competenti così da evitare eventuali difficoltà legate a differenze strutturali (art. 3).
Per quanto concerne le indagini interne, ovvero presso le istituzioni, gli organi e organismi istituiti dai trattati, si stabilisce che dette indagini siano svolte in base al presente regolamento e alle decisioni adottate da ciascuna istituzione, organo od organismo, eliminando il riferimento, contenuto nel regolamento n. 1073/1999, alle norme stabilite dai trattati, in particolare al protocollo sui privilegi e le immunità. Quando l'Ufficio svolge indagini nei loro locali, le istituzioni, gli organi e gli organismi vengono informati. Questi ultimi predispongono procedure adeguate e prendono i provvedimenti opportuni per garantire la riservatezza delle indagini, salvo ricorrere ad adeguati canali di informazione in casi eccezionali (art. 4).
In materia di avvio delle indagini, si stabilisce, più dettagliatamente rispetto al regolamento n. 1073/1999, che la decisione spetti al direttore generale dell'Ufficio di propria iniziativa o su richiesta di uno Stato membro, di un'istituzione, organo o organismo UE, in caso di indagini esterne, e su richiesta di un'istituzione, organo o organismo UE in caso di indagini interne. La decisione se intraprendere o no un'indagine dovrà essere assunta entro 2 mesi dalla ricezione della richiesta e comunicata senza indugio allo Stato o istituzione, organo o organismo interessato (art. 5).
Relativamente all'esecuzione delle indagini, di cui è responsabile il direttore generale, si propone, tra l'altro, che l'Ufficio illustri ogni 6 mesi al comitato di vigilanza le ragioni che impediscono la chiusura di un'indagine qualora questa ecceda i 12 mesi (art. 6, par. 6). Inoltre, si suggerisce che venga attribuito all'Ufficio il compito di informare tempestivamente le istituzioni, gli organi e gli organismi dell'UE i cui membri o il cui bilancio siano interessati da un'indagine affinché questi possano adottare le opportune misure amministrative cautelari (art. 6, par. 5).
La proposta mira, poi, ad incoraggiare la cooperazione con Europol ed Eurojust, ma anche con le autorità competenti di Stati terzi o di Organizzazioni Internazionali, attraverso l'inserimento nel regolamento di una disposizione che consenta all'Ufficio di concludere accordi amministrativi con tali organismi (art. 10 bis).
Ulteriori disposizioni sono volte a promuovere una maggiore indipendenza e responsabilità nella gestione dell'Ufficio.
Innanzitutto, si vorrebbe rafforzare l'indipendenza della figura del direttore generale2 rendendo tale carica non rinnovabile e permettendogli di delegare l'esecuzione delle indagini a singoli membri del suo staff (art. 12). Allo stesso scopo, per quanto concerne il comitato di vigilanza, si vorrebbe scaglionare nel tempo la nomina dei suoi componenti e chiarirne i compiti: esso dovrebbe sorvegliare lo scambio di informazioni tra l'Ufficio e le istituzioni, organi ed organismi, procedere ad un controllo generale circa la durata delle indagini ed essere consultato a proposito della nomina del direttore generale (art. 11). Particolare enfasi viene poi assegnata ad uno scambio periodico di opinioni basato sul principio di flessibilità e su un'impostazione non formale al fine di rafforzare la Governance dell'Ufficio, rispettandone al tempo stesso l'indipendenza operativa (art. 10).
Al fine di favorire una maggiore responsabilità dell'Ufficio, il principale obiettivo della proposta modificata rimane quello di voler rafforzare ulteriormente i diritti procedurali3 delle persone interessate dalle indagini (art. 7 bis), soprattutto alla luce di quanto previsto dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione. Tuttavia, se la proposta del 2006 prevedeva l'istituzione di un consigliere revisore al quale chiedere un parere indipendente sul rispetto dei diritti procedurali, la Commissione propone ora che sia il Direttore generale ad istituire una procedura di revisione all'interno dell'Ufficio, al fine di evitare sovrapposizioni di ruolo con il comitato di vigilanza (art. 7 ter). Quanto al diritto fondamentale alla protezione dei dati personali, da un lato, si propone la nomina di un responsabile indipendente a ciò preposto da parte dell'OLAF e, dall'altro, si richiede all'Ufficio di salvaguardare la riservatezza delle indagini e la presunzione di innocenza e di agire con prudenza e imparzialità nelle comunicazioni al pubblico (art. 8).
L'abrogazione del regolamento (Euratom) n. 1074/1999, è giustificata dalla circostanza che in seguito all'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, le competenze dell'Euratom sono state assorbite dall'articolo 325 del TFUE, nuova base giuridica del regolamento (CE) n. 1073/1999.

Osservazioni di merito

Lo schema di regolamento introduce una regolamentazione piuttosto dettagliata e particolareggiata, superando la disciplina previgente che, al contrario aveva un carattere piuttosto scarno e generico. Pur condividendo l'obiettivo di riscrivere alcune disposizioni con una grado maggiore di precisione -anche in vista di una maggiore tutela dei soggetti interessati dalle indagini dell'Olaf- appare opportuno sfrondare il testo da elementi di eccessivo dettaglio, anche per eliminare le rigidità indotte dal rango normativo delle disposizioni introdotte. Lo stesso approccio può essere adottato nella materia specifica dei diritti degli indagati: è sicuramente condivisibile un orientamento garantista e di tutela, ma occorre tenere conto che alcuni obblighi informativi in capo all'Olaf non sembrano esattamente collimanti con tale tutela, ma anzi appesantiscono di oneri burocratici la stessa Amministrazione.
Mi piace sottolineare che nello specifico settore del contrasto alla frodi l'Italia ha approntato norme e procedure che si collocano all'avanguardia e che sul piano della collaborazione tra enti statali e comunitari si registra un pieno coordinamento. Viceversa, a livello dei singoli Stati membri e l'Olaf appare opportuno riflettere su come superare alcune distonie e sfasature nella collaborazione con l'organismo comunitario.
In termini propositivi si sollecita un ampliamento dell'attività dell'Olaf sul fronte della contraffazione dei marchi e della lotta al commercio illegale: si tratta di una questione di primario interesse per l'Italia che potrebbe certamente giovarsi dell'esperienza investigativa e di contrasto dell'Olaf. Tale indicazione, al di là delle specifiche competenze di altri settori delle autorità comunitarie deputate, assume maggiore rilievo proprio nel contesto dell'ampliamento dei commerci internazionali e dell'attivismo di imprese e società operanti nel Sud Est asiatico e in Cina.  Infatti appare indubbio che una azione di contrasto dell'immissione nel mercato interno dell'Unione di prodotti contraffatti risponde anche ad un principio di tutela degli interessi finanziari dell'Unione, dovendo considerarsi collegate tali pratiche a fenomeni di evasione fiscale e commerci illegali tout court.
La funzione fondamentale dell'OLAF consiste nel tutelare gli interessi finanziari dell'Unione europea, svolgendo indagini su frodi, corruzione e altri atti illeciti, anche all'interno delle istituzioni dell'Unione. La proposta di regolamento al nostro esame, contiene previsioni relative alla cooperazione con istituzioni nazionali, comunitarie e internazionali, al ruolo del direttore generale e del comitato di sorveglianza dell'OLAF, nonché alle garanzie a favore degli indagati.
In conclusione ritengo opportuno che la risoluzione affronti le tematiche proposte, disponibile ad accogliere ulteriori indicazioni che dovessero emergere dal dibattito.

Sen. Raffaele Fantetti

 

Intervento del Sen. Fantetti (31 marzo 2011)
Discussione generale sulla mozione n 379 sulla "Razionalizzazione della
rete diplomatico-consolare italiana"

FANTETTI (PdL). Signor Presidente, sottosegretario Mantica, egregi colleghi, intervengo anche a nome dei colleghi eletti nella circoscrizione estero per segnalare che Noi andiamo fieri all'estero della gestione fatta della crisi economico-finanziaria da parte del nostro Governo che ci ha permesso di uscire da quel terribile acronimo dei cosiddetti Paesi "PIGS", sostituendo la «i» d'Italia con la «i» di Irlanda. Quindi, condividiamo l'attenzione che bisogna portare alla ristrutturazione delle spese dello Stato. Nello specifico, però, non possiamo non notare che i c.d. tagli lineari sono stati suddivisi dall'Amministrazione del Ministero degli Esteri in maniera ineguale a sfavore degli interessi degli Italiani all'estero.
Questo riteniamo non sia corretto, innanzitutto perché gli Italiani all'estero sono coloro che hanno contribuito di meno alle cause principali del nostro dissesto finanziario, nel senso che non hanno certo contribuito alla creazione del debito pubblico; in secondo luogo, perché si tratta di una comunità in crescita. Gli Italiani all'estero sono, oggi, ancora in crescita perché continuano ad emigrare. Dunque, i tagli che si intende apportare alla struttura diplomatico consolare appaiono tanto più gravi. Cito qualche dato. A Losanna si pensa di chiudere un Consolato cui competono 60.000 italiani per riunirlo a quello di Ginevra, dove risiedono 40.000 italiani; a Manchester si pensa di chiudere un Consolato che serve un'area dove risiedono 30.000 italiani; ad Amburgo 15.000 italiani; a Lille 30.000, a Liegi 53.000 e a Mons 35.000.
E' stata citata Lile, ma sono tante in realtà le autorità locali dei paesi dove insistono le nostre circoscrizioni consolari a rischi di chiusura in Europa ad averci scritto e ad avere manifestato al Governo il disagio apportato a queste nostre comunità. Nell'ambito di tutte le suddette argomentazioni, quindi, da una parte, dell'ortodossia economico finanziaria portata avanti dal Governo (di cui anche Noi all'estero andiamo fieri) ma anche, dall'altra nell'ottica della tutela delle necessità specifiche di tali comunità, saremmo grati al Governo se potesse considerare la moratoria richiesta. Comprendiamo che il termine dei 30 mesi richiesto dall'opposizione nono è compatibile con la funzionalità di un'Amministrazione così rilevante ma ci permettiamo di proporne una di 12 mesi. Questo consentirebbe infatti di disporre tutto il tempo necessario per riconsiderare al meglio tale ristrutturazione e di fare -come spesso noi Italiani sappiamo fare- di una situazione di crisi un'occasione per ingegnare qualcosa di nuovo. Penso ad un sistema dotato di maggiore efficienza, sportelli e agenzia consolari al posto di Consolati generali, in grado però garantire i diritti dei nostri connazionali Italiani all'estero.

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"Con riferimento al commento della senatrice Bugnano (IDV), riportato nel servizio video, sono costretto a smentire la collega e lieto di confermare che nel disegno di legge da me presentato (n.2543) è prevista un'adeguata copertura finanziaria di 5 Milioni di euro annui".
Sen. Raffaele Fantetti

Video Rai.TV - Rai Parlamento - Edizione del mattino del 02/03/2011


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Roma 1 Febbraio 2011

Il Sen. FANTETTI presenta il Disegno di Legge "Disposizioni in materia di tutela e promozione della ristorazione italiana nel mondo".

L'enogastronomia italiana, insieme ad una tradizione culinaria famosa per ricchezza, varietà e qualità, rappresenta un patrimonio culturale ed economico che concorre significativamente al successo del "marchio Italia" nel mondo.
Intorno alla cultura enogastronomica, anche in forza di importanti flussi migratori dall'Italia verso altri Stati, si è sviluppata nel tempo una vera e propria rete internazionale di esercizi di ristorazione italiana.
All'inizio tale rete rappresentò sostanzialmente un punto di incontro privilegiato per gli emigranti italiani all'estero, in cui ritrovarsi di tanto in tanto per mitigare la nostalgia del paese d'origine o per ritrovarvi i "sapori" autentici di una cucina spesso molto diversa da quella locale.
Ben presto, le valenze indiscusse della cucina, la sapienza dei cuochi e la loro grande volontà di emergere, avviò gli esercizi di ristorazione italiana a divenire templi indiscussi e prestigiosi del mangiar bene e di qualità, attraverso un percorso sviluppatosi in tutto il mondo sulla base di tre "percezioni forti": la valenza salutistica della dieta "mediterranea", nella quale semplicità e gusto si coniugano alla equilibrata ripartizione di grassi e proteine; la qualità intrinseca riconosciuta ad alcuni prodotti (pasta, olio di oliva extravergine, salumi, formaggi, vini, ecc.); l'immagine dell'Italia, come meta turistica collegata al ricordo di sapori e gusti trovati in vacanza.
Ma non tutti i ristoranti hanno saputo seguire questa strada. Se ne sono via via aggiunti di nuovi, non sempre rispettosi delle tradizioni e della cultura della madre patria.
L'espansione di questa "insegna" ha raggiunto negli ultimi anni, secondo un'indagine condotta da Fipe e da ICE, circa 55-60 mila esercizi, di cui almeno 225 mila all'interno dei Paesi UE. Ma solo una parte di questi ha sviluppato la propria attività conservando legami forti con le radici del Paese d'origine.
Troppo spesso, e troppo facilmente, tale ricchezza viene contraffatta nelle insegne e nei menù (c.d. "Italian Sounding"), priva com'è della protezione che può derivare da una qualsiasi codifica o da una classificazione.
Il disagio che ne deriva, al di là di evidenti effetti negativi sul versante dell'economia delle imprese di tutta la filiera agroalimentare, assume una forte rilevanza sociale se si pensa che la cucina italiana è il frutto del secolare processo storico di una società protagonista di significativi momenti della civilizzazione umana. Per una particolare attitudine degli Italiani ad occuparsi della qualità della vita e dei rapporti umani, la tavola è divenuta nella loro cultura il simbolo dell'ospitalità e dell'accoglienza familiare ed il cibo ha assunto il valore di una modalità per esprimere sentimenti, al pari della musica e dell'arte.
Per questi motivi la cucina italiana è un contributo al patrimonio dell'intera umanità e va difesa e protetta dalle adulterazioni e dalle falsificazioni per salvaguardarne la storia, la cultura, la qualità e la genuinità.
Nel dettaglio, l'articolo 1 reca le finalità della legge, che consistono nella diffusione e valorizzazione delle tradizioni enogastronomiche italiane attraverso la rete degli esercizi di ristorazione italiana all'estero.
L'articolo 2 definisce gli esercizi di "ristorazione italiana" (ristoranti, pizzerie, gelaterie) con specifico riferimento all'utilizzo predominante di prodotti italiani, così come ufficialmente riconosciuti dall'Unione Europea
L'articolo 3 istituisce, presso il Ministero dello Sviluppo Economico e sotto la presidenza del Ministro, il "Comitato per la Tutela e la Promozione della Ristorazione Italiana nel Mondo". Esso include rappresentanti qualificati del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero dello Sviluppo Economico (area Internazionalizzazione), del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, del Ministero dei Beni e le Attività Culturali, dell'Istituto Nazionale per il Commercio con l'Estero (ICE), dell'UNIONCAMERE (Unione Italiana delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura), dell'ASSOCAMERESTERO (Associazione Camere di Commercio all'Estero), dell'ENIT (Agenzia Nazionale del Turismo), del Tavolo Stato-Regioni (Conferenza Unificata ex art.8 D.L. 281/1997), delle associazioni maggiormente rappresentative della ristorazione italiana all'estero e del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE).
L'articolo 4 definisce il collegamento tra la rete degli esercizi di ristorazione italiana nel mondo e gli enti/organi deputati alla promozione all'estero dei prodotti enogastronomici italiani.
L'articolo 5 istituisce la "Conferenza della Ristorazione Italiana nel Mondo" quale momento annuale di incontro al fine di diffondere e valorizzare le tradizioni enogastronomiche italiane, nonché quale ambito ufficiale per il conferimento del marchio di qualità "Ristorante Italiano nel Mondo", "Pizzeria Italiana nel Mondo" e "Gelateria italiana nel Mondo".
L'articolo 6, infine, reca una norma di idonea copertura finanziaria.

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SENATO della REPUBBLICA ITALIANA - Legislatura 16º - 6ª Commissione permanente - 23/11/2010

Ordine del giorno del relatore FANTETTI al DISEGNO DI LEGGE N. 2212 (G/2212/1/6)

Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 2212, recante " Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia",

premesso che:

il disegno di legge in oggetto, all'articolo 2, comma 2, demanda a un decreto del Ministro dell'economia e
delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, l'individuazione
delle categorie di soggetti beneficiari;

all'articolo 3, comma 1, definisce la percentuale di riduzione del reddito imponibile ai soggetti beneficiari,
distinguendo secondo il genere del beneficiario;

all'articolo 3, comma 5, demanda ad un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare
entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, le disposizioni necessarie per l'applicazione del
comma medesimo relativamente al computo da parte del datore di lavoro, ai fini del calcolo delle ritenute
fiscali, del beneficio attribuito ai lavoratori dipendenti;

all'articolo 4, comma 2, demanda a un decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con i Ministri del
lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze, da adottare entro due mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, la definizione delle funzioni e dei ruoli dei soggetti coinvolti nelle
procedure amministrative per il rientro in Italia, nonché l'individuazione della misura dei diritti da porre a
carico delle persone fisiche che rientrano in Italia in modo da garantire la copertura integrale dei maggiori
oneri derivanti dalle intese con la società Italia Lavoro Spa,

impegna il Governo

a individuare le categorie dei soggetti beneficiari tra coloro che: sono cittadini dell'Unione europea; sono nati
dopo il 1° gennaio 1969; hanno risieduto continuativamente in Italia per almeno ventiquattro mesi; hanno
successivamente risieduto all'estero per almeno 24 mesi, così come risultante per i cittadini italiani dalla
registrazione negli appositi elenchi dell'A.I.R.E. (Anagrafe Italiani Residenti all'Estero) e, per i cittadini degli
altri paesi dell'Unione europea, dalla registrazione in eventuali simili registri nazionali dei residenti; sono in
possesso di un titolo accademico di I o II livello o altro titolo accademico post lauream, riconosciuti come
tali dal Ministero dell'Istruzione secondo i criteri di equipollenza previsti dall'Unione europea; sono assunti o
avviano in Italia un'attività di impresa o di lavoro autonomo; trasferiscono in Italia il proprio domicilio nonché
la propria residenza (uscendo dai registri A.I.R.E. e rientrando negli elenchi dei relativi Comuni per quanto
riguarda i cittadini italiani, e compiendo equivalenti atti previsti dalle competenti legislazioni nazionali, per
quanto riguarda gli altri cittadini dell'Unione europea) entro tre mesi dall'assunzione o dall'avvio dell'attività;
ai fini della definizione del decreto di cui al comma 2 dell'articolo 2, a intendere il possesso del titolo
di laurea come criterio che esaurisce la dizione "specifiche competenze e qualificazioni scientifiche e
professionali" per l'individuazione delle categorie di soggetti beneficiari;
con riferimento al comma 1 dell'articolo 3, a interpretare in senso estensivo la dizione "lavoratrici"
e "lavoratori" utilizzata per individuare i soggetti beneficiari: infatti le due parole citate sono da intendersi
come termini che identificano tutti i soggetti percettori dei redditi (da lavoro, autonomi o di impresa) oggetto
del beneficio fiscale previsto al citato comma;
con riferimento alle procedure amministrative di cui all'articolo 4, ad assumere iniziative volte ad evitare
un eventuale aggravio di oneri per gli uffici della rete diplomatico-consolare (peraltro limitato, nel tempo,
dai termini previsti e, nelle dimensioni, dai numerosi vincoli discriminanti - di cui supra - dei potenziali
beneficiari), attraverso il combinato disposto del previsto utilizzo della documentazione "Europass" (ex
Decisione 2241/2004/CE del Parlamento Europeo) e degli appositi offici della società "Italia Lavoro Spa".

IL RELATORE - SEN. RAFFAELE FANTETTI

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Lettera Aperta ai Ricercatori Italiani residenti in Europa

Roma, 18 Novembre 2010

Come eletto in Parlamento, in rappresentanza della Ripartizione Europa della Circoscrizione Estero, e sulla
base degli specifici impegni che ho preso nel mio programma politico a difesa degli interessi legittimi della
nostra "Nuova Emigrazione Professionale", mi pregio trasmettere alla Vostra attenzione il disegno di legge
che sta per essere approvato al Senato riguardo gli "Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia"

Il D.L.2212, di cui sono Relatore nella VI Commissione "Finanze e Tesoro", è d'iniziativa parlamentare ed è
stato approvato da un'ampia maggioranza nella Camera dei Deputati lo scorso 26 maggio 2010. La finalità
precipua del provvedimento consiste nell'incentivare mediante agevolazioni fiscali quei cittadini comunitari
che studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione post laurea all'estero e che decidono
di fare rientro in Italia per lo svolgimento di attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d'impresa.
In poche parole, il credito fiscale varia tra il 70% e l'80% dell'IRPEF, dura fino al 31/12/2013 e si applica ai
possessori di titolo di laurea, iscritti all'AIRE, che hanno risieduto all'estero almeno 24 mesi.

È un provvedimento, già assunto da altri Paesi in Europa, cui guarda con estremo interesse la crescente
generazione di Italiani che sono dovuti andare all'estero per cercare un lavoro e/o avere la possibilità di
realizzare un'esperienza professionale adeguata alla loro formazione e capacità (la cosiddetta "Nuova
Emigrazione Professionale").

Prendendo in considerazione i movimenti migratori del personale altamente qualificato possiamo
evidenziare alcuni fenomeni, peraltro ben noti: il Brain Exchange vale a dire il flusso di risorse intellettuali
tra un Paese e l'altro, con uno spostamento equilibrato nei due sensi. La c.d. Brain Circulation che definisce
un percorso di formazione e avviamento alla carriera, in cui ci si sposta all'estero per completare gli studi
e perfezionarsi. Ed infine la c.d. "Fuga dei cervelli" quando il flusso netto di dottori di ricerca (giovani
ricercatori, neo laureati, ecc.) è fortemente sbilanciato in una sola direzione: dunque viene meno lo
scambio e si assiste ad una perdita di risorse umane per il Paese di origine. E' questo, in estrema sintesi, il
fenomeno, da più parti denunciato, che sta accadendo in Italia dove non si può parlare di scambio "equo"
di cervelli ma di vera e propria emigrazione apparentemente senza ritorno, le cui proporzioni stanno
aumentando in maniera significativa.

Questa tesi è largamente suffragata dai dati contenuti nell'AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all'Estero),
archivio del Ministero dell'Interno in cui devono registrarsi i cittadini italiani dopo un periodo di
permanenza all'estero superiore ai dodici mesi. In base a questi dati all'inizio degli anni Novanta meno
dell'1% dei nuovi laureati emigrava all'estero, contro il 4% registrato già alla fine degli anni Novanta. Dati
AIRE ed ISTAT evidenziano inoltre che la tendenza all'aumento è comune sia ai laureati che provengono
dal Nord che a quelli che provengono dal Sud del Paese e che si è più che quadruplicata la percentuale di
laureati over 35 che lascia il Paese per l'estero.

Questa anomalia risulta ancora più evidente se si paragona la situazione italiana con quella degli altri

stranieri presenti sul loro territorio è molto superiore al numero dei loro laureati residenti all'estero: in
Italia invece la percentuale dei laureati emigrati è sette volte maggiore di quella dei laureati stranieri
presenti nel nostro Paese.

A completamento del quadro va aggiunto che da alcuni anni un numero non trascurabile di giovani neo
laureati italiani scelgono come meta Paesi emergenti come la Cina o l'India.

Ma, al di là dei laureati e dei cd. 'cervelli', il fenomeno dell'emigrazione all'estero dei giovani talenti italiani
riguarda categorie e livelli professionali ben più variegati. Già da vari anni, il rapporto (Migrantes/ISTAT)
fotografa flussi sempre crescenti di giovani in uscita. E' la La cosiddetta "Fuga dei Talenti" della Nuova
Emigrazione Professionale, da noi identificata nei primi anni 90, come il fenomeno migratorio tipico
delle nuove generazioni, costrette dall'imperante gerontocrazia e mancanza di meritocrazia a lasciare il
nostro Paese per cercare all'estero soprattutto in Europa una collocazione professionale e/o una migliore
esperienza di lavoro.

Un esempio recente che vale a suffragare questi dati è dato da un editoriale del Corriere della Sera dello
scorso 4 novembre nel quale si citava il caso della prestigiosa Scuola Galileiana: tale istituto di Padova, in
collaborazione con la Normale di Pisa, sceglie ogni anno le 24 migliori matricole dell'università veneta e le
prepara secondo standard di eccellenza: ebbene, il 95% degli studenti diplomati quest'anno nella classe
scientifica sono stati chiamati o hanno deciso di continuare i loro studi fuori dai confini nazionali! Ormai,
sembra che andare in università o strutture di specializzazione straniere non riguarda solo alcuni, quanto la
maggioranza dei migliori studenti italiani.

L'aggravante è che raramente questi talenti tornano indietro, cosa che ci condanna, nel lungo periodo, ad
una progressiva marginalizzazione. Questo va assolutamente impedito e per questo Governo e Parlamento
stanno finalmente cominciando a muoversi. Oltre al Disegno di legge che spero di portare in porto entro gli
inizi del 2011, è già stato approvato il D.M. 13 del 6/1/2001 (e rinnovi successivi) "Incentivi a favore della
mobilità di studiosi italiani e stranieri impegnati all'estero".

Inoltre, il Ministero della Salute sta costituendo una piattaforma dedicata ai ricercatori italiani residenti
all'estero con l'obiettivo di creare un Network che rafforzi i legami con il sistema Italia e faciliti eventuali
percorsi di rientro. In sostanza le esperienze dei ricercatori italiani all'estero saranno considerate e
utilizzate sia a favore della ricerca del nostro Paese sia per attuare, in accordo con loro, occasioni di
incontro e collaborazione scientifica. Questa attività è direttamente gestita dal Ministero della Salute:
la piattaforma riservata a ricercatori del settore biomedico è denominata "Italian Network for Health
Research". La finalità di tale network è quella di favorire un circuito virtuoso che costituisca un volano
per scambi di conoscenze lavorative e che valorizzi il capitale umano di ricercatori italiani nel mondo
consentendo di creare fattive opportunità per proficui progetti di ricerca da parte delle istituzioni italiane e
di rafforzare i legami con l'Italia da parte di coloro che hanno scelto di sviluppare la loro carriera scientifica
all'estero.

Con l'auspicio di fare cosa gradita, rinnovo la mia disponibilità istituzionale a rappresentare le Vostre
legittime istanze in questo ambito e porgo

Distinti Saluti

Raffaele Fantetti

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Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia
Roma, 2 Novembre2010
(Relatore in V commissione Sen. Raffaele Fantetti - PDL)

ROMA\ aise\ - Sarà il senatore eletto all'estero Raffaele Fantetti il "relatore" in sede referente del disegno di legge n.2212 “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia” in Commissione VI "Finanze e Tesoro" del Senato. La responsabilità è stata assegnata al parlamentare dal presidente Baldassarri, dal collega Conti e dal Gruppo parlamentare del PdL al Senato, cui Fantetti si è detto "grato", interpretando il suo mandato "come un riconoscimento dell'impegno e della coerenza con le quali mi sforzo di esercitare il mio mandato parlamentare in rappresentanza della Circoscrizione Estero".
Il dl sugli "Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia" è d'iniziativa parlamentare ed è stato approvato da un'ampia maggioranza nella Camera dei Deputati lo scorso 26 maggio 2010. La finalità precipua del provvedimento consiste nell'incentivare quei cittadini comunitari che studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione post laurea all'estero e che decidono di fare rientro in Italia attraverso agevolazioni fiscali per lo svolgimento di attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d'impresa.
"È un provvedimento, già assunto da altri Paesi in Europa, cui guardano con estremo interesse le giovani generazioni della cosiddetta "nuova emigrazione professionale". Spero", ha auspicato Fantetti, “di poter fare presto e bene nei prossimi passaggi in Commissione ed Aula, in modo da poter dare un segnale concreto a questa -ahimè crescente- comunità, dopo tanti anni di disinteresse istituzionale nei confronti della loro situazione". (aise) 

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Lettera Aperta al Min Brunetta
Roma, 6 Novembre2010

Illustre Ministro,

come sa, in base alla precedente nostra corrispondenza, ho posto a fondamento del mio mandato parlamentare la difesa degli interessi legittimi degli Italiani residenti all'estero -ed in particolare di quelli in Europa, cui devo la fiducia politica che mi ha portato in Parlamento- e quella delle nuove generazioni, ovvero dei giovani Italiani che non vorrei dovessero tutti diventare miei elettori all'estero!).
Le due tematiche sono ormai intrinsecamente legate tra loro visto che negli ultimi 10 anni, una media annua (secondo dati Istat- Migrantes) di oltre 30.000 giovani sono stati costretti a lasciare il nostro Paese ed ormai circa il 60% degli iscritti all'AIRE hanno meno di 40 anni.
La maggior parte di loro sono -come andiamo denunciando pubblicamente da anni- vittime incolpevoli dell'imperante "Gerontocrazia" e della mancanza di meritocrazia che attanaglia l'Italia e ne impedisce l'evoluzione.
Inutile ripetere qui la litania di validi argomenti che dovrebbero costringere tutti coloro che sono in condizione di fare qualcosa di concreto ad impedire tale suicidio del nostro Paese.
Ed invece, si pensa a qualsiasi altro dissesto (dal finanziario all'idrogeologico), ma non a quello politico-sociale che il dramma della disoccupazione giovanile sta producendo in Italia.
Addirittura, si e' arrivati a non assumere i vincitori di concorso pubblico !
Solo per farLe un esempio, 105 funzionari C1 (da 1.300 Euro netti al mesi, tanto per capirsi), selezionati tra una platea iniziale di 12.500 candidati riuniti al Palasport di Roma, dopo esami scritti ed orali protrattasi per circa un anno e sulla base di titoli di laurea e conoscenza di

almeno due lingue straniere, a 18 mesi dalla proclamazione della lista dei vincitori, sono ancora a casa a mendicare l'elemosina dei parenti o impegnati in qualche indegno co.co.co .
Molti altri casi sono stati documentati dagli interessati (perché, apparentemente, la Funzione Pubblica, su esplicita richiesta del Comitato che riunisce spontaneamente  i vari "Vincitori di concorso pubblico non assunti" non sarebbe stata in grado neanche di quantificarne la portata ufficiale ?!) e portati civilmente all'attenzione pubblica in una manifestazione dinnanzi a Montecitorio qualche settimana fa.
Ne sono seguite, ancora una volta, interpellanze e missive agli interlocutori responsabili di ogni tipo col solito desolante risultato: NIENTE.
E' per questo che Le scrivo questa Lettera Aperta e Le domando: ma questa nostra e' ancora una "Repubblica basata sul Lavoro"? Lei non ha messo alla base della benvenuta Riforma della P.A. il suo ricambio ed il criterio discriminante del merito? E, allora, come fa a consentire tali situazioni? Li formiamo (con quello che costa) e li costringiamo tutti -a partire dai migliori e dai meno "protetti"- ad abbandonare il Paese per sempre?
"Perché c'è il Debito pubblico ed il Patto Europeo di Stabilità impone restrizioni alla spesa Pubblica", si dice.  "Non sono questi giovani ad averlo prodotto e non sono loro a doverne pagare tutte le conseguenze", Le rispondo io. Sono sintetizzazioni, me ne rendo conto, ma non aliene dal cuore del problema e, se desidera, possiamo argomentare in dettaglio.
Il Governo Berlusconi, nella crisi, come da me espresso in un intervento nella discussione generale della Fiducia al Senato lo scorso 30 Settembre (www.fantetti.org), ha agito in modo lungimirante a difesa del Lavoro. Ora deve dare un seguito legale e morale a tale politica perchè questa situazione non e' ulteriormente sopportabile, da nessun punto di vista: morale. sociale, economico, culturale, ecc. Il Governo, nel quale  il sottoscritto e la maggior parte degli Italiani crede sinceramente, DEVE rispondere, iniziando comunque ad assumere coloro che ne hanno maturato e meritato il diritto.
Grato per la Sua attenzione ed in attesa del Suo importante riscontro, porgo
Distinti Saluti

Sen. Raffaele Fantetti

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P.S.

Per i prossimi, eccole una proposta rivoluzionaria: contratti a tempo determinato per tutti nella P.A.,  con accessi a vari livelli (in modo da potersi avvalere delle competenze eventualmente apprese altrove, nel settore privato, come in quello autonomo e/o all'estero). Se sarà coraggioso, in difesa dei giovani italiani, mi avrà sempre al Suo fianco.  

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Ai rappresentanti parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero
Roma, 12 Maggio 2010

Illustri Colleghe e Colleghi,

come d’accordo, anche in seguito ai recenti lavori della I Plenaria CGIE del 2010, faccio seguito per iscritto a Voi tutti colleghi eletti nella Circoscrizione Estero per riprendere il tema dell’istituzione ad hoc di una Commissione Bi-Camerale per le questioni degli Italiani all’estero.

E’ di tutta evidenza - anche al neo proclamato che vi parla - che il bicameralismo perfetto proprio del nostro sistema parlamentare gioca particolarmente a sfavore di qualsiasi iniziativa che non possa essere propriamente raccordata tra le due Camere e contro qualsiasi forza che non sia in grado di operare in entrambe. Anche per questo, probabilmente, l’azione portata avanti a livello parlamentare dagli eletti all’estero non ha, finora, potuto portare a risultati apprezzabili.

Inoltre, il segnale che la pattuglia dei 18 contribuisce a dare all’esterno (ovvero, sia nei confronti degli altri parlamentari, che al di fuori delle istituzioni legislative) è particolarmente negativo perché testimonia dell’incapacità di darsi una unitarietà di intenti anche sulle questioni precipuamente inerenti le nostre tematiche.

Naturalmente, non si vuole disconoscere l’esistenza - più o meno formalmente riconosciuta dai rispettivi regolamenti camerali - di due comitati, alla Camera ed al Senato, entrambi presieduti da colleghi non provenienti dalla Circoscrizione Estero, che lavorano meritoriamente e da tempo sull’approfondimento delle nostre questioni. Ma non credo di essere il solo a ritenere che proprio per la loro duplice e dis-equilibrata natura gli attuali comitati non possano utilmente rappresentare quel foro comune di discussione, attrazione e deliberazione delle nostre tematiche, di cui invece avremmo estremo bisogno.

In passato, l’istituzione di questa Commissione bi-camerale per gli Italiani all’estero  era già stata proposta, in modo lungimirante, dal Ministro Tremaglia  (29 Aprile 2008). Credo che anche le argomentazioni portate avanti a suo tempo rimangano valide (controparte ideale del mondo dell’emigrazione, compresi gli Italiani non iscritti per varie ragioni all’AIRE e gli oriundi, riferimento naturale di tutti i rapporti a vario titolo riferenti al mondo istituzionale, imprenditoriale, sociale e comunicativo degli Italiani all’estero, ecc.).

Non vorrei invece che, sempre in passato, la provenienza di tale proposta possa aver in qualche modo scoraggiato alcuni colleghi dal sostenerla. A tal fine, volendo invece dare risalto al carattere bipartisan di questa iniziativa, vorrei già proporre alla Vostra illustre attenzione che la Presidenza di suddetta “nostra” commissione bi camerale venga eventualmente assicurata da un parlamentare eletto all’estero appartenente alla minoranza (e, idealmente, affidare la Presidenza Onoraria al Ministro Tremaglia).

Mi conforta in questi due suggerimenti la coscienza che la forza delle istituzioni si basa su una condivisione generale - politica e non ideologica - delle proprie funzioni e su un riconoscimento deferente al proprio meritevole passato.

RingraziandoVi sentitamente per l’attenzione e con l’auspicio di un Vostro pronto riscontro su questa materia, suggerirei altresì di incontrarci a breve tutti insieme per poter discutere tra noi dei numerosi temi di specifica pertinenza.

Distinti Saluti, 

Raffaele Fantetti

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Lettera al Sottosegretario di Stato, on. Bonaiuti

Roma, 26 Maggio 2010

Egregio Sottosegretario Bonaiuti,

     mi permetta di fare riferimento al mancato recupero di cinque milioni di euro a favore dell'editoria italiana all'estero, per rivolgerci a Lei in qualità di parlamentare eletto oltre confine e proporLe qualcosa che forse potrebbe attutire - almeno in parte - il duro colpo sferrato all'informazione italiana nel mondo, la sola che assicuri un flusso continuo e costante di informazioni fra i nostri connazionali all'estero, l'Italia e viceversa.

Gli Italiani nel mondo non hanno, come in Italia, un'edicola ad ogni angolo della strada; non hanno le tantissime radio che ascoltiamo qui in Italia e non hanno le decine di canali di news italiane a disposizione; ma hanno internet. E proprio attraverso il web, che ormai è certamente il canale d'informazione preferito dagli Italiani all'estero, si informano riguardo la politica ad essi dedicata e mantengono i rapporti con la Madrepatria.

Informarsi su internet è comodo (si può leggere la propria testata online preferita direttamente sul pc di casa o addirittura, ormai, sul telefono cellulare, ovunque); è economico (la notizia che corre sul web è gratuita, non costa nulla a chi legge): è ecologico (internet non sporca, non ha bisogno di consumare tonnellate di carta per fare arrivare le news agli utenti, e quindi non contribuisce alla deforestizzazione del pianeta); è in tempo reale (l'informazione su internet è disponibile 24 ore su 24, 365 giorni all'anno, sempre); è multimediale. E questo ultimo aspetto, quello della multimedialità, è particolarmente interessante: con lo stesso strumento, il computer, e un accesso a internet, si riesce a consultare la propria testata online preferita anche la maggior parte di quelle cartacee ormai è in rete), ma allo stesso tempo si può usare il pc come una televisione, e quindi vedere i video in streaming e, per esempio, guardare in ogni momento il proprio telegiornale preferito. Con un semplice clic.

Il Governo, costretto dalle congiunture economiche finanziarie, ha dovuto ridurre i contributi all'informazione su carta: con questa lettera Le chiedo, illustre Sottosegretario Bonaiuti, di voler ora sensibilizzare l'Esecutivo a prevedere un sostegno concreto all'editoria online attiva sulle tematiche relative agli Italiani nel mondo.

Al riguardo, guardo con fiducia ai prossimi Stati Generali dell'Editoria ed, in particolare, alla regolamentazione che il Dipartimento da Lei presieduto ufficializzerà a breve circa i migliori criteri di identificazione/valutazione della meritorietà delle iniziative editoriali online.

Internet è fondamentale per gli Italiani all'estero, ma fino ad oggi questo strumento è stato di fatto totalmente trascurato, ignorato. Come rappresentante degli Italiani nel mondo in Parlamento, invece, sarei lieto di sostenere con forza una decisione del Governo che vada, appunto, verso la direzione di un contributo concreto a chi fa informazione in rete.

Con l'auspicio di un Suo pronto riscontro e grato per l'attenzione che potrà riservare alla tematica esposta, porgo

Distinti saluti.

Sen. Raffaele Fantetti

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"EMERGENZA GIOVANI"

"E' in atto un peggioramento consistente della condizione della fascia giovanile della popolazione, cioè delle persone con età compresa tra 18 e 29 anni. Il tasso di occupazione giovanile è sceso al 44%, con una caduta tre volte superiore a quella subita dal tasso di occupazione totale. Il 30 per cento della popolazione 18-29enne ha un lavoro atipico (a fronte dell'otto per cento della restante parte della popolazione) ed è in questo segmento che si è concentrato il calo dell'occupazione (-110 mila persone), contribuendo per il 37 per cento alla flessione occupazionale giovanile rilevata nel 2009";
"... sono proprio i giovani il segmento in assoluto più colpito dalla crisi economica. La fase ciclica negativa ha avuto infatti un forte impatto sulla popolazione giovanile. La riduzione rispetto al 2008 della quota di occupati tra i giovani è stata quasi sette volte quella osservata tra i più anziani. Una flessione, quella dell'occupazione giovanile, particolarmente brusca e repentina.
E non c'e'preparazione che tenga: nessun titolo di studio e' stato in grado di proteggere i giovani dall'impatto della crisi. La flessione dell'occupazione per chi ha un titolo non superiore alla licenza media e' particolarmente critica (-11,4 per cento), ma rimane rilevante anche per i diplomati (-6,9 per cento) e per i laureati (-5,2 per cento). In particolare i figli che vivono nella famiglia di origine, spesso impegnati in lavori temporanei e con bassi profili professionali all'inizio della loro carriera lavorativa, rappresentano il gruppo più colpito dal calo dell'occupazione (-332 mila unita').
In Italia è sempre stato un costume diffuso rimanere in casa con i genitori più a lungo che nel resto dell'Europa. Senonché, nel 1983 la quota dei 18-34enni celibi o nubili che viveva in famiglia era del 49 per cento, nel 2000 era arrivata al 60,2 per cento, attestandosi al 58,6 per cento nel 2009. Tra i 30- 34enni quasi il 30 per cento vive ancora in famiglia, una quota triplicata dal 1983. E, soprattutto, sono cambiate le motivazioni: nel 2003 la permanenza a casa era frutto di una libera scelta, adesso la prolungata convivenza dei figli con i genitori dipende soprattutto dai problemi economici (40,2 per cento) e dalla necessità di proseguire gli studi (34 per cento); solo per il 31,4 per cento si tratta di una libera scelta. I giovani di oggi, che saranno gli anziani di domani, non lavorano, non versano contributi, non vanno via di casa, non fanno nulla. La statistica ha coniato una sigla per definirli: Neet, che significa not in education, employment or training (non lavorano, non studiano, non si formano). I Neet nel 2009 sono arrivati a oltre due milioni, il 21,2 per cento dei 15- 29enni.
I giovani sembrano cominciare a manifestare segnali di maggiore insofferenza.
(Fonte: Rapporto Istat 2010).

MOLTI GIOVANI SONO COSTRETTI AD EMIGRARE
Oltre 40.000 l'anno, sia dal Nord che dal Meridione: si parla di "Salasso dei laureati".(Fonte: Rapporto 2009 "Italiani nel Mondo" della Fondazione Migrantes).
Ma, al di là dei laureati e dei ed. 'cervelli', il fenomeno dell'emigrazione all'estero dei giovani talenti italiani riguarda categorie e livelli professionali ben più variegati. Già da vari anni, il rapporto fotografa flussi sempre crescenti di giovani in uscita. Si tratta della c.d. "Nuova Emigrazione Professionale", da noi identificata nei primi anni 90, come il fenomeno migratorio tipico delle nuove generazioni, costrette dall'imperante gerontocrazia e mancanza di meritocrazia a lasciare il nostro Paese per cercare all'estero -soprattutto in Europa- una collocazione professionale e/o una migliore esperienza di lavoro. La cosiddetta "Fuga dei Talenti".
La generazione (giovani fino a 40 anni) sconta gli effetti concomitanti di diverse patologie dell'attuale società italiana:
Il Debito Pubblico:
Accumulato dalle generazioni immediatamente precedenti, l'ingente debito pubblico italiano graverà sempre di più sulle nuove generazioni, penalizzando in modo inaccettabile i giovani italiani. E' la prima volta che accade nella storia del nostro Paese. Viene minata la correttezza del rapporto inter-generazionale ed il principio giuridico e morale secondo il quale è tenuto a pagare il debito il soggetto che lo ha contratto.
PROPOSTA: dato che l'80% dell'attuale stock di debito è stato prodotto tra il 1980 ed il 1992, si potrebbe elaborare un programma di tassazione ad hoc per i soggetti entrati nel mondo del lavoro negli anni successivi (differenziandolo per fasce di reddito).
Il sistema previdenziale e pensionistico:
Il nostro sistema previdenziale è totalmente sbilanciato sulla spesa pensionistica, cioè, in termini generazionali, decisamente a favore dei nonni. Vengono così a mancare le risorse altrove (Francia, Regno Unito, Germania) disponibili per esigenze di tenuta sociale che non facciano capo esclusivamente agli interessi dei Seniores.
PROPOSTA: Supporto ai giovani in quanto tali ovvero indipendentemente dal reddito della famiglia di origine (modello inglese), allocazioni per le famiglie e quozienti famigliari (sul modello francese), crediti e sussidi per i figli, per gli studi, per l'imprenditoria giovanile, ecc.
La gerontocrazia:
Rispetto ad un limite dell'età lavorativa internazionalmente riconosciuto intorno ai 60 anni, in Italia stiamo arrivando a sfondare il tetto dei 70 ed oltre. Il risultato è un enorme "tappo" al collo della bottiglia occupazionale, con palesi e devastanti effetti sulla possibilità di inserimento e crescita professionale offerte ai più giovani.
PROPOSTA: Oltre che sui percorsi di uscita bisogna intervenire su quelli di ingresso nel mondo del lavoro. La politica unica di innalzamento dell'età pensionabile -per l'aumento della vita media e la mancanza di fondi per far fronte alla crescente spesa pensionistica- non valuta tutte le conseguenze sulla competitività del Paese. Infatti, a fronte dell'invecchiamento costante della popolazione (con costi crescenti di pensioni, assistenza sociale e sanità), si richiederebbe una forza lavoro di giovani più dinamica, produttiva , capace di generare innovazioni e redditi più alti. Più sono frustrate le opportunità professionali dei giovani, più sono svalutate le loro competenze e motivazioni, e meno sono capaci di contribuire alla crescita del Paese, con ovvi ed impliciti rischi per l'equilibrio sociale ed economico del Paese.
La mancanza di meritocrazia:
A partire dagli anni 70 con la diffusione della cultura comunista, la meritocrazia è stata considerata un valore negativo e, come tale, mortificato nella scuola, nelle università e nel lavoro. Gli esami di gruppo, il voto politico e le distribuzioni "a pioggia" hanno sostituito la competizione e le valutazioni sulla base del merito; gli avanzamenti di carriera per anzianità e l'inamovibilità dal posto di lavoro hanno destituito le promozioni basate sul merito e la verifica periodica dell'attività svolta e degli obiettivi conseguiti.
La meritocrazia è fondamentale per ogni sistema sociale capace di crescere, in special modo in un mercato globale e competitivo.
PROPOSTA: Occorre ritornare alla meritocrazia, basata su regole trasparenti e su sistemi di valutazione obiettivi. Solo un sistema fondato sulla valorizzazione delle capacità professionali e dell'esperienza acquisita può garantire mobilità sociale, flessibilità e sviluppo.
Il dualismo del mercato del lavoro:
Il nostro mercato del lavoro è sempre più 'duale': c'è un segmento di lavoro iper- protetto (con avanzamenti automatici ed inamovibilità) ed un secondo segmento di lavoro, crescente e meno protetto, o secondario, caratterizzato da contratti atipici o da figure contrattuali che si celano dietro a prestazioni di lavoro autonomo, ma in realtà sono prestazioni alle dipendenze. Il primo è totalmente escluso ai giovani, cui è riservato solo il secondo. Il 70% delle assunzioni oggi nel mercato del lavoro per chi ha meno di 40 anni è con contratti atipici o para-subordinati. PROPOSTA: L'inamovibilità non è più sostenibile (specie se garantita in esclusiva alla generazione dei Seniores). L'uso dei contratti a termine non va, peraltro, scoraggiato in quanto tale, anzi, va incentivato perchè ha molti aspetti positivi: da un lato, permette al datore di lavoro di mettere alla prova il lavoratore che viene assunto e, d'altro lato, stimola il lavoratore a progredire, a potenziare le proprie capacità personali, a far tesoro dell'esperienza che va accumulando. La flessibilità però deve costituire un'opportunità sociale per crescere e mettersi in gioco, non una condizione permanente di marginalità all'interno del mercato del lavoro.

PROVVEDIMENTI PER L'OCCUPAZIONE GIOVANILE NELL'AMBITO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE:
La nostra P.A. è vecchia ed inefficiente: sconta il "digitai divide" e costa molto. Il programma di Governo per la sua riforma è sacrosanto ma, ancora una volta, non comprende i giovani. Il blocco delle assunzioni (Turn Over) e quello alle cosiddette "stabilizzazioni" dei precari (tutti giovani) non ha fatto che peggiorare la situazione.
PROPOSTA
La P.A. è strategica da un punto di vista occupazionale (oltre che per altri profili), in quanto è la sola leva che si presta ad essere manovrata direttamente dal Governo. In Italia un lavoratore su sei è un dipendente pubblico: tale numero aumenta contando i rapporti di consulenza con Enti, Ministeri, Agenzie, fino alla notevole cifra occupazionale di oltre 4.500.000 lavoratori, il 30% dei lavoratori dipendenti. La P.A. deve prevedere programmi ad hoc di assunzione di giovani per tamponare urgentemente la disoccupazione giovanile e, nel contempo, realizzare un progressivo rinnovamento 'generazionale' che la adegui agli standard europei dotandola di personale competitivo e di formazione moderna (con conoscenza dell'inglese e dell'Informatica)
Nessuno, peraltro, vuole ricreare una classe di nuova burocrazia inamovibile. Quello che si auspica, con i nuovi programmi ad hoc per giovani, è:

  1. Assunzione di nuovo personale giovane mediante concorsi riservati, con contratti di lavoro a tempo determinato (massimo 3 anni) rinnovabili per ulteriori periodi di tre anni in base a verifica dei risultati raggiunti e degli obiettivi conseguiti. Tali strumenti contrattuali, già in uso in altri Paesi europei, assicurerebbero un rendimento maggiore ed una verifica periodica del lavoro singolarmente svolto; inoltre, essi potrebbero anche essere utilizzati per far fronte ad esigenze temporanee ed occasionali della Pubblica Amministrazione, sostituendo progressivamente i contratti di consulenza, attribuiti secondo regole meno trasparenti di quelle garantite dai concorsi pubblici;
  2. Possibilità di entrata in servizio nella Pubblica Amministrazione a diversi livelli funzionali ed anche dirigenziali, con riconoscimento degli anni di lavoro e dell'esperienza maturata in precedenza, anche nel settore privato;
  3. Riconoscimento dell'esperienza professionale maturata all'estero;
  4. Selezioni discriminanti su conoscenza della lingua inglese e dell'informatica.

PROVVEDIMENTI NEL SETTORE PRIVATO:
Una criticità del mercato del lavoro italiano consiste nell'uso dei contratti atipici, che in Italia vengono utilizzati con modalità del tutto anomale rispetto a quanto avviene negli altri paesi europei. I problemi dell'uso di questi strumenti contrattuali sono molteplici:
- la precarietà. Il rischio di perdere il posto di lavoro è molto più elevato che per i contratti a tempo indeterminato, perchè i costi di licenziamento sono molto minori. La probabilità di perdere il posto il lavoro è dell'8%, contro l'l% di chi ha un contratto a tempo indeterminato;

  1. il salario basso. Chi ha un contratto a tempo determinato guadagna circa il 25% in meno dei lavoratori che hanno un contratto permanente. Se i salari fossero adeguati, il giovane potrebbe tutelarsi dal rischio di perdere il posto di lavoro per un determinato periodo di tempo investendo nel mercato dei capitali, acquistando delle assicurazioni, risparmiando somme da utilizzare in quella eventualità;
  2. la scarsa formazione. I lavoratori che hanno un contratto di lavoro a tempo determinato ricevono meno formazione degli altri. E questa è una distorsione molto grave del nostro mercato del lavoro, perchè solitamente si investe in chi è giovane, e non in chi è vicino all'età di pensionamento. Questo significa produttività più bassa, intere generazioni di lavoratori che ricevono meno istruzione, meno capitale umano.

PROPOSTA:
Si tratta di ripensare le modalità contrattuali che regolano i rapporti di lavoro a termine, che non devono rappresentare aree di parcheggio temporaneo, nell'attesa di un lavoro a tempo determinato, ma modalità lavorative ordinarie. In altre parole, il lavoratore a termine non deve temere di perdere il posto di lavoro perchè non ha un contratto a tempo indeterminato, ma, piuttosto, perchè ha i meriti e le capacità che lo rendono utile, se non, addirittura indispensabile, per quel posto di lavoro.
Innanzitutto, bisogna scoraggiare l'abuso dei contratti a tempo determinato come strumenti per reperire manodopera a basso costo ed applicare, a parità di mansioni, almeno lo stesso trattamento economico previsto dai contratti a tempo indeterminato.
In secondo luogo, bisogna eliminare le disparità di trattamento per i contributi previdenziali, garantendo ai lavoratori a termine gli stessi contributi versati a chi è titolare di un contratto a tempo indeterminato. E ciò perchè con il sistema contributivo oggi in vigore le pensioni future sono basate sui contributi versati durante l'intero arco della vita lavorativa e i primi anni, che sono quelli che vengono poi capitalizzati nel corso del tempo, sono fondamentali per il calcolo della pensione futura. Quindi chi versa oggi contributi bassi avrà domani una pensione che non arriverà ai minimi sociali.
Infine, bisogna investire sui giovani assunti con contratti a tempo determinato, offrendo loro gli stessi percorsi di formazione che vengono assicurati ai titolari di un contratto a tempo indeterminato (ad esempio, tirocinio sul posto di lavoro, corsi di perfezionamento, di informatica, di lingua). Una formazione adeguata permetterà al giovane di far tesoro dell'esperienza lavorativa e, in caso di mancato rinnovo del contratto alla scadenza, di 'rivendersi' ad altro datore di lavoro.
Occorre, altresì, rimettere in campo:
1. Incentivi all'assunzione:

  1. contributi a fondo perduto alle aziende che assumano giovani di età inferiore ai 35 anni iscritti nelle liste di collocamento (ad es., un contributo mensile per i primi tre anni);
  2. sgravi fiscali e contributivi per le aziende che assumano giovani di età inferiore ai 35 anni iscritti nelle liste di collocamento (sgravi per un periodo di tre armi, il primo anno maggiori, poi, via via, decrescenti).
  3. agevolazioni alle imprese che abbiano alle proprie dipendenze manodopera giovanile (ad es., criterio di preferenza nelle gare di accesso agli appalti pubblici, sull'esempio della Svizzera).
  4. sgravi fiscali e contributivi per favorire il rientro in Italia dei giovani professionisti emigrati all'estero (Legge su CONTROESODO, appena approvata dalla Camera dei Deputati, ora in Senato).

2. Incentivi per la promozione di attività imprenditoriali nella fase di start up destinati a i) Imprese individuali di cui siano titolari soggetti di età compresa fra i 18 e i 35 anni e ii) Società in cui una quota di 2/3 del capitale sia di proprietà di soggetti compresa fra i 18 e i 35 anni ed i cui organi amministrativi siano costituiti per 2/3 da soggetti di compresa fra i 18 e i 35 anni:

  1. contributi in conto capitale per l'avvio dell'impresa (progetto, macchinari, attrezzature), sino all' X% del costo del progetto e sino ad un massimo di
  2. contributi in conto interessi su finanziamenti ottenuti per l'avvio dell'impresa.

Sen. Raffaele Fantetti
(24 Giugno 2010)

Emendamento a firma Sen. Raffaele Fantetti - Atto Senato 2228
Art. 19 

Dopo il comma 15 aggiungere il seguente comma:

«15-bis. I redditi da fabbricati e immobili ad uso residenziale costituiti da canoni di locazione percepiti da persone fisiche per contratti di locazione stipulati o rinnovati ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n.431, sono soggetti ad imposizione sostitutiva dell’imposta sui redditi con aliquota del 20 per cento”.

Sen. Raffaele Fantetti

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Art. 38

Dopo il comma 13, aggiungere il seguente:

13-bis. All'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 4 settembre 1992, n. 395, dopo il comma 1 è inserito il seguente:

 «1-bis. Le disposizioni di cui al comma precedente trovano applicazione anche nei confronti dei dipendenti pubblici, non residenti nel territorio dello Stato, titolari di redditi di lavoro dipendente di cui all'articolo 49 del testo unico sulle imposte dei redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917».

Sen. Raffaele Fantetti

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ART. 2-bis

(cinque per mille)

Al comma 1 alla lettera b) dell’articolo 63-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole “ricerca scientifica e dell'università” aggiungere “incluse le Università e le Facoltà Pontificie”.

Motivazione

La normativa vigente prevede che il contribuente possa destinare il 5 per mille  a sostegno anche della ricerca scientifica e delle Università non annoverando tra queste le Università e le Facoltà Pontificie. Quest’ultime  rappresentano un tassello imprescindibile del tessuto accademico, culturale e scientifico del nostro Paese e necessitano, al pari degli altri istituti universitari, di opportune destinazioni di risorse discrezionali da parte dei cittadini-contribuenti.

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All’articolo 7

al comma 1, le parole:

«l’IPSEMA e l’ISPESL sono soppressi»

sono sostituite dalle seguenti:

 «l’ISPESL è soppresso»;

Conseguentemente dopo l’articolo 7 inserire il seguente: 

«Articolo 7-bis.

(Razionalizzazione dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali per gli addetti ad attività in mare, laghi, fiumi e lagune).

1. Al fine di assicurare la piena integrazione delle funzioni assicurative e di prevenzione connesse alla materia della salute e sicurezza dei lavoratori marittimi, ottimizzando le risorse e razionalizzando il comparto del mare, in attuazione dell’articolo 38 della Costituzione, il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, nel rispetto dell’articolo 14 della legge 23 agosto 1988 n. 400, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro della Salute e con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, un decreto legislativo finalizzato alla razionalizzazione delle funzioni in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali inerente a tutti i soggetti che svolgono attività in mare ovvero in ambito lagunare, lacuale e fluviale,  nonché al conseguimento di risparmi di spesa, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

a) attribuire ad un unico ente pubblico, di nuova costituzione, le funzione attribuite all’Istituto di Previdenza per il Settore Marittimo (IPSEMA) di cui al d.lgs. 30 giugno 1994, n. 479, agli Uffici del Servizio di Assistenza Sanitaria al Personale Navigante (SASN) di cui al d.p.r. 31 luglio 1980 n. 620, alla Fondazione Centro Internazionale Radio Medico (CIRM) di cui al d.p.r. 29 aprile 1950 n. 533 e agli Uffici di Sanità Marittima Aerea e Transfrontaliera (USMAF) limitatamente alle competenze medico legali relative al lavoro marittimo e a quelle di verifica delle condizione di igiene, abitabilità e sicurezza nei luoghi di lavoro;

b) attribuire al nuovo ente la competenza in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali in favore di soggetti che svolgano comunque attività in mare, ovvero in ambito lagunare, lacuale e fluviale, ivi compresa la piccola pesca marittima e delle acque interne, la itticoltura e l’acquacoltura, attività a bordo di tutte le tipologie di piattaforme marittime, nonché in favore del personale comunque navigante per il quale non esista attualmente la predetta assicurazione obbligatoria. E’ inoltre attribuita la competenza a svolgere l’attività assicurativa anche a favore di soggetti per i quali non vige l’obbligatorietà della predetta assicurazione in regime di libera concorrenza. Il nuovo ente provvederà, altresì, in regime di convenzione con l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, all’erogazione delle prestazioni legate agli ammortizzatori sociali, nonché delle misure a sostegno dell’occupazione, previste attualmente per il settore marittimo;

c) sottoporre il nuovo soggetto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;

d) provvedere allo scioglimento dell’IPSEMA, del CIRM, nonché gli Uffici territoriali SASN ed individuare le modalità del passaggio del personale a tempo indeterminato al nuovo ente, nonchè provvedere a suo l subentro in tutti i rapporti attivi e passivi in capo ai predetti Enti e Uffici;

2. Entro l’anno successivo alla data di entrata in vigore del decreto legislativo previsto dal comma 1 possono essere emanate disposizioni correttive ed integrative nel rispetto delle medesime disposizioni ivi indicate. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri di finanza pubblica.”.