Senatore Raffaele Fantetti

Un lavoratore italiano all'estero... uno di voi!

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Ai rappresentanti parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero
Roma, 12 Maggio 2010

Illustri Colleghe e Colleghi,

come d’accordo, anche in seguito ai recenti lavori della I Plenaria CGIE del 2010, faccio seguito per iscritto a Voi tutti colleghi eletti nella Circoscrizione Estero per riprendere il tema dell’istituzione ad hoc di una Commissione Bi-Camerale per le questioni degli Italiani all’estero.

E’ di tutta evidenza - anche al neo proclamato che vi parla - che il bicameralismo perfetto proprio del nostro sistema parlamentare gioca particolarmente a sfavore di qualsiasi iniziativa che non possa essere propriamente raccordata tra le due Camere e contro qualsiasi forza che non sia in grado di operare in entrambe. Anche per questo, probabilmente, l’azione portata avanti a livello parlamentare dagli eletti all’estero non ha, finora, potuto portare a risultati apprezzabili.

Inoltre, il segnale che la pattuglia dei 18 contribuisce a dare all’esterno (ovvero, sia nei confronti degli altri parlamentari, che al di fuori delle istituzioni legislative) è particolarmente negativo perché testimonia dell’incapacità di darsi una unitarietà di intenti anche sulle questioni precipuamente inerenti le nostre tematiche.

Naturalmente, non si vuole disconoscere l’esistenza - più o meno formalmente riconosciuta dai rispettivi regolamenti camerali - di due comitati, alla Camera ed al Senato, entrambi presieduti da colleghi non provenienti dalla Circoscrizione Estero, che lavorano meritoriamente e da tempo sull’approfondimento delle nostre questioni. Ma non credo di essere il solo a ritenere che proprio per la loro duplice e dis-equilibrata natura gli attuali comitati non possano utilmente rappresentare quel foro comune di discussione, attrazione e deliberazione delle nostre tematiche, di cui invece avremmo estremo bisogno.

In passato, l’istituzione di questa Commissione bi-camerale per gli Italiani all’estero  era già stata proposta, in modo lungimirante, dal Ministro Tremaglia  (29 Aprile 2008). Credo che anche le argomentazioni portate avanti a suo tempo rimangano valide (controparte ideale del mondo dell’emigrazione, compresi gli Italiani non iscritti per varie ragioni all’AIRE e gli oriundi, riferimento naturale di tutti i rapporti a vario titolo riferenti al mondo istituzionale, imprenditoriale, sociale e comunicativo degli Italiani all’estero, ecc.).

Non vorrei invece che, sempre in passato, la provenienza di tale proposta possa aver in qualche modo scoraggiato alcuni colleghi dal sostenerla. A tal fine, volendo invece dare risalto al carattere bipartisan di questa iniziativa, vorrei già proporre alla Vostra illustre attenzione che la Presidenza di suddetta “nostra” commissione bi camerale venga eventualmente assicurata da un parlamentare eletto all’estero appartenente alla minoranza (e, idealmente, affidare la Presidenza Onoraria al Ministro Tremaglia).

Mi conforta in questi due suggerimenti la coscienza che la forza delle istituzioni si basa su una condivisione generale - politica e non ideologica - delle proprie funzioni e su un riconoscimento deferente al proprio meritevole passato.

RingraziandoVi sentitamente per l’attenzione e con l’auspicio di un Vostro pronto riscontro su questa materia, suggerirei altresì di incontrarci a breve tutti insieme per poter discutere tra noi dei numerosi temi di specifica pertinenza.

Distinti Saluti, 

Raffaele Fantetti

 

Lettera al Sottosegretario di Stato, on. Bonaiuti

Roma, 26 Maggio 2010

Egregio Sottosegretario Bonaiuti,

     mi permetta di fare riferimento al mancato recupero di cinque milioni di euro a favore dell'editoria italiana all'estero, per rivolgerci a Lei in qualità di parlamentare eletto oltre confine e proporLe qualcosa che forse potrebbe attutire - almeno in parte - il duro colpo sferrato all'informazione italiana nel mondo, la sola che assicuri un flusso continuo e costante di informazioni fra i nostri connazionali all'estero, l'Italia e viceversa.

Gli Italiani nel mondo non hanno, come in Italia, un'edicola ad ogni angolo della strada; non hanno le tantissime radio che ascoltiamo qui in Italia e non hanno le decine di canali di news italiane a disposizione; ma hanno internet. E proprio attraverso il web, che ormai è certamente il canale d'informazione preferito dagli Italiani all'estero, si informano riguardo la politica ad essi dedicata e mantengono i rapporti con la Madrepatria.

Informarsi su internet è comodo (si può leggere la propria testata online preferita direttamente sul pc di casa o addirittura, ormai, sul telefono cellulare, ovunque); è economico (la notizia che corre sul web è gratuita, non costa nulla a chi legge): è ecologico (internet non sporca, non ha bisogno di consumare tonnellate di carta per fare arrivare le news agli utenti, e quindi non contribuisce alla deforestizzazione del pianeta); è in tempo reale (l'informazione su internet è disponibile 24 ore su 24, 365 giorni all'anno, sempre); è multimediale. E questo ultimo aspetto, quello della multimedialità, è particolarmente interessante: con lo stesso strumento, il computer, e un accesso a internet, si riesce a consultare la propria testata online preferita anche la maggior parte di quelle cartacee ormai è in rete), ma allo stesso tempo si può usare il pc come una televisione, e quindi vedere i video in streaming e, per esempio, guardare in ogni momento il proprio telegiornale preferito. Con un semplice clic.

Il Governo, costretto dalle congiunture economiche finanziarie, ha dovuto ridurre i contributi all'informazione su carta: con questa lettera Le chiedo, illustre Sottosegretario Bonaiuti, di voler ora sensibilizzare l'Esecutivo a prevedere un sostegno concreto all'editoria online attiva sulle tematiche relative agli Italiani nel mondo.

Al riguardo, guardo con fiducia ai prossimi Stati Generali dell'Editoria ed, in particolare, alla regolamentazione che il Dipartimento da Lei presieduto ufficializzerà a breve circa i migliori criteri di identificazione/valutazione della meritorietà delle iniziative editoriali online.

Internet è fondamentale per gli Italiani all'estero, ma fino ad oggi questo strumento è stato di fatto totalmente trascurato, ignorato. Come rappresentante degli Italiani nel mondo in Parlamento, invece, sarei lieto di sostenere con forza una decisione del Governo che vada, appunto, verso la direzione di un contributo concreto a chi fa informazione in rete.

Con l'auspicio di un Suo pronto riscontro e grato per l'attenzione che potrà riservare alla tematica esposta, porgo

Distinti saluti.

Sen. Raffaele Fantetti

 

"EMERGENZA GIOVANI"

"E' in atto un peggioramento consistente della condizione della fascia giovanile della popolazione, cioè delle persone con età compresa tra 18 e 29 anni. Il tasso di occupazione giovanile è sceso al 44%, con una caduta tre volte superiore a quella subita dal tasso di occupazione totale. Il 30 per cento della popolazione 18-29enne ha un lavoro atipico (a fronte dell'otto per cento della restante parte della popolazione) ed è in questo segmento che si è concentrato il calo dell'occupazione (-110 mila persone), contribuendo per il 37 per cento alla flessione occupazionale giovanile rilevata nel 2009";
"... sono proprio i giovani il segmento in assoluto più colpito dalla crisi economica. La fase ciclica negativa ha avuto infatti un forte impatto sulla popolazione giovanile. La riduzione rispetto al 2008 della quota di occupati tra i giovani è stata quasi sette volte quella osservata tra i più anziani. Una flessione, quella dell'occupazione giovanile, particolarmente brusca e repentina.
E non c'e'preparazione che tenga: nessun titolo di studio e' stato in grado di proteggere i giovani dall'impatto della crisi. La flessione dell'occupazione per chi ha un titolo non superiore alla licenza media e' particolarmente critica (-11,4 per cento), ma rimane rilevante anche per i diplomati (-6,9 per cento) e per i laureati (-5,2 per cento). In particolare i figli che vivono nella famiglia di origine, spesso impegnati in lavori temporanei e con bassi profili professionali all'inizio della loro carriera lavorativa, rappresentano il gruppo più colpito dal calo dell'occupazione (-332 mila unita').
In Italia è sempre stato un costume diffuso rimanere in casa con i genitori più a lungo che nel resto dell'Europa. Senonché, nel 1983 la quota dei 18-34enni celibi o nubili che viveva in famiglia era del 49 per cento, nel 2000 era arrivata al 60,2 per cento, attestandosi al 58,6 per cento nel 2009. Tra i 30- 34enni quasi il 30 per cento vive ancora in famiglia, una quota triplicata dal 1983. E, soprattutto, sono cambiate le motivazioni: nel 2003 la permanenza a casa era frutto di una libera scelta, adesso la prolungata convivenza dei figli con i genitori dipende soprattutto dai problemi economici (40,2 per cento) e dalla necessità di proseguire gli studi (34 per cento); solo per il 31,4 per cento si tratta di una libera scelta. I giovani di oggi, che saranno gli anziani di domani, non lavorano, non versano contributi, non vanno via di casa, non fanno nulla. La statistica ha coniato una sigla per definirli: Neet, che significa not in education, employment or training (non lavorano, non studiano, non si formano). I Neet nel 2009 sono arrivati a oltre due milioni, il 21,2 per cento dei 15- 29enni.
I giovani sembrano cominciare a manifestare segnali di maggiore insofferenza.
(Fonte: Rapporto Istat 2010).

MOLTI GIOVANI SONO COSTRETTI AD EMIGRARE
Oltre 40.000 l'anno, sia dal Nord che dal Meridione: si parla di "Salasso dei laureati".(Fonte: Rapporto 2009 "Italiani nel Mondo" della Fondazione Migrantes).
Ma, al di là dei laureati e dei ed. 'cervelli', il fenomeno dell'emigrazione all'estero dei giovani talenti italiani riguarda categorie e livelli professionali ben più variegati. Già da vari anni, il rapporto fotografa flussi sempre crescenti di giovani in uscita. Si tratta della c.d. "Nuova Emigrazione Professionale", da noi identificata nei primi anni 90, come il fenomeno migratorio tipico delle nuove generazioni, costrette dall'imperante gerontocrazia e mancanza di meritocrazia a lasciare il nostro Paese per cercare all'estero -soprattutto in Europa- una collocazione professionale e/o una migliore esperienza di lavoro. La cosiddetta "Fuga dei Talenti".
La generazione (giovani fino a 40 anni) sconta gli effetti concomitanti di diverse patologie dell'attuale società italiana:
Il Debito Pubblico:
Accumulato dalle generazioni immediatamente precedenti, l'ingente debito pubblico italiano graverà sempre di più sulle nuove generazioni, penalizzando in modo inaccettabile i giovani italiani. E' la prima volta che accade nella storia del nostro Paese. Viene minata la correttezza del rapporto inter-generazionale ed il principio giuridico e morale secondo il quale è tenuto a pagare il debito il soggetto che lo ha contratto.
PROPOSTA: dato che l'80% dell'attuale stock di debito è stato prodotto tra il 1980 ed il 1992, si potrebbe elaborare un programma di tassazione ad hoc per i soggetti entrati nel mondo del lavoro negli anni successivi (differenziandolo per fasce di reddito).
Il sistema previdenziale e pensionistico:
Il nostro sistema previdenziale è totalmente sbilanciato sulla spesa pensionistica, cioè, in termini generazionali, decisamente a favore dei nonni. Vengono così a mancare le risorse altrove (Francia, Regno Unito, Germania) disponibili per esigenze di tenuta sociale che non facciano capo esclusivamente agli interessi dei Seniores.
PROPOSTA: Supporto ai giovani in quanto tali ovvero indipendentemente dal reddito della famiglia di origine (modello inglese), allocazioni per le famiglie e quozienti famigliari (sul modello francese), crediti e sussidi per i figli, per gli studi, per l'imprenditoria giovanile, ecc.
La gerontocrazia:
Rispetto ad un limite dell'età lavorativa internazionalmente riconosciuto intorno ai 60 anni, in Italia stiamo arrivando a sfondare il tetto dei 70 ed oltre. Il risultato è un enorme "tappo" al collo della bottiglia occupazionale, con palesi e devastanti effetti sulla possibilità di inserimento e crescita professionale offerte ai più giovani.
PROPOSTA: Oltre che sui percorsi di uscita bisogna intervenire su quelli di ingresso nel mondo del lavoro. La politica unica di innalzamento dell'età pensionabile -per l'aumento della vita media e la mancanza di fondi per far fronte alla crescente spesa pensionistica- non valuta tutte le conseguenze sulla competitività del Paese. Infatti, a fronte dell'invecchiamento costante della popolazione (con costi crescenti di pensioni, assistenza sociale e sanità), si richiederebbe una forza lavoro di giovani più dinamica, produttiva , capace di generare innovazioni e redditi più alti. Più sono frustrate le opportunità professionali dei giovani, più sono svalutate le loro competenze e motivazioni, e meno sono capaci di contribuire alla crescita del Paese, con ovvi ed impliciti rischi per l'equilibrio sociale ed economico del Paese.
La mancanza di meritocrazia:
A partire dagli anni 70 con la diffusione della cultura comunista, la meritocrazia è stata considerata un valore negativo e, come tale, mortificato nella scuola, nelle università e nel lavoro. Gli esami di gruppo, il voto politico e le distribuzioni "a pioggia" hanno sostituito la competizione e le valutazioni sulla base del merito; gli avanzamenti di carriera per anzianità e l'inamovibilità dal posto di lavoro hanno destituito le promozioni basate sul merito e la verifica periodica dell'attività svolta e degli obiettivi conseguiti.
La meritocrazia è fondamentale per ogni sistema sociale capace di crescere, in special modo in un mercato globale e competitivo.
PROPOSTA: Occorre ritornare alla meritocrazia, basata su regole trasparenti e su sistemi di valutazione obiettivi. Solo un sistema fondato sulla valorizzazione delle capacità professionali e dell'esperienza acquisita può garantire mobilità sociale, flessibilità e sviluppo.
Il dualismo del mercato del lavoro:
Il nostro mercato del lavoro è sempre più 'duale': c'è un segmento di lavoro iper- protetto (con avanzamenti automatici ed inamovibilità) ed un secondo segmento di lavoro, crescente e meno protetto, o secondario, caratterizzato da contratti atipici o da figure contrattuali che si celano dietro a prestazioni di lavoro autonomo, ma in realtà sono prestazioni alle dipendenze. Il primo è totalmente escluso ai giovani, cui è riservato solo il secondo. Il 70% delle assunzioni oggi nel mercato del lavoro per chi ha meno di 40 anni è con contratti atipici o para-subordinati. PROPOSTA: L'inamovibilità non è più sostenibile (specie se garantita in esclusiva alla generazione dei Seniores). L'uso dei contratti a termine non va, peraltro, scoraggiato in quanto tale, anzi, va incentivato perchè ha molti aspetti positivi: da un lato, permette al datore di lavoro di mettere alla prova il lavoratore che viene assunto e, d'altro lato, stimola il lavoratore a progredire, a potenziare le proprie capacità personali, a far tesoro dell'esperienza che va accumulando. La flessibilità però deve costituire un'opportunità sociale per crescere e mettersi in gioco, non una condizione permanente di marginalità all'interno del mercato del lavoro.

PROVVEDIMENTI PER L'OCCUPAZIONE GIOVANILE NELL'AMBITO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE:
La nostra P.A. è vecchia ed inefficiente: sconta il "digitai divide" e costa molto. Il programma di Governo per la sua riforma è sacrosanto ma, ancora una volta, non comprende i giovani. Il blocco delle assunzioni (Turn Over) e quello alle cosiddette "stabilizzazioni" dei precari (tutti giovani) non ha fatto che peggiorare la situazione.
PROPOSTA
La P.A. è strategica da un punto di vista occupazionale (oltre che per altri profili), in quanto è la sola leva che si presta ad essere manovrata direttamente dal Governo. In Italia un lavoratore su sei è un dipendente pubblico: tale numero aumenta contando i rapporti di consulenza con Enti, Ministeri, Agenzie, fino alla notevole cifra occupazionale di oltre 4.500.000 lavoratori, il 30% dei lavoratori dipendenti. La P.A. deve prevedere programmi ad hoc di assunzione di giovani per tamponare urgentemente la disoccupazione giovanile e, nel contempo, realizzare un progressivo rinnovamento 'generazionale' che la adegui agli standard europei dotandola di personale competitivo e di formazione moderna (con conoscenza dell'inglese e dell'Informatica)
Nessuno, peraltro, vuole ricreare una classe di nuova burocrazia inamovibile. Quello che si auspica, con i nuovi programmi ad hoc per giovani, è:

  1. Assunzione di nuovo personale giovane mediante concorsi riservati, con contratti di lavoro a tempo determinato (massimo 3 anni) rinnovabili per ulteriori periodi di tre anni in base a verifica dei risultati raggiunti e degli obiettivi conseguiti. Tali strumenti contrattuali, già in uso in altri Paesi europei, assicurerebbero un rendimento maggiore ed una verifica periodica del lavoro singolarmente svolto; inoltre, essi potrebbero anche essere utilizzati per far fronte ad esigenze temporanee ed occasionali della Pubblica Amministrazione, sostituendo progressivamente i contratti di consulenza, attribuiti secondo regole meno trasparenti di quelle garantite dai concorsi pubblici;
  2. Possibilità di entrata in servizio nella Pubblica Amministrazione a diversi livelli funzionali ed anche dirigenziali, con riconoscimento degli anni di lavoro e dell'esperienza maturata in precedenza, anche nel settore privato;
  3. Riconoscimento dell'esperienza professionale maturata all'estero;
  4. Selezioni discriminanti su conoscenza della lingua inglese e dell'informatica.

PROVVEDIMENTI NEL SETTORE PRIVATO:
Una criticità del mercato del lavoro italiano consiste nell'uso dei contratti atipici, che in Italia vengono utilizzati con modalità del tutto anomale rispetto a quanto avviene negli altri paesi europei. I problemi dell'uso di questi strumenti contrattuali sono molteplici:
- la precarietà. Il rischio di perdere il posto di lavoro è molto più elevato che per i contratti a tempo indeterminato, perchè i costi di licenziamento sono molto minori. La probabilità di perdere il posto il lavoro è dell'8%, contro l'l% di chi ha un contratto a tempo indeterminato;

  1. il salario basso. Chi ha un contratto a tempo determinato guadagna circa il 25% in meno dei lavoratori che hanno un contratto permanente. Se i salari fossero adeguati, il giovane potrebbe tutelarsi dal rischio di perdere il posto di lavoro per un determinato periodo di tempo investendo nel mercato dei capitali, acquistando delle assicurazioni, risparmiando somme da utilizzare in quella eventualità;
  2. la scarsa formazione. I lavoratori che hanno un contratto di lavoro a tempo determinato ricevono meno formazione degli altri. E questa è una distorsione molto grave del nostro mercato del lavoro, perchè solitamente si investe in chi è giovane, e non in chi è vicino all'età di pensionamento. Questo significa produttività più bassa, intere generazioni di lavoratori che ricevono meno istruzione, meno capitale umano.

PROPOSTA:
Si tratta di ripensare le modalità contrattuali che regolano i rapporti di lavoro a termine, che non devono rappresentare aree di parcheggio temporaneo, nell'attesa di un lavoro a tempo determinato, ma modalità lavorative ordinarie. In altre parole, il lavoratore a termine non deve temere di perdere il posto di lavoro perchè non ha un contratto a tempo indeterminato, ma, piuttosto, perchè ha i meriti e le capacità che lo rendono utile, se non, addirittura indispensabile, per quel posto di lavoro.
Innanzitutto, bisogna scoraggiare l'abuso dei contratti a tempo determinato come strumenti per reperire manodopera a basso costo ed applicare, a parità di mansioni, almeno lo stesso trattamento economico previsto dai contratti a tempo indeterminato.
In secondo luogo, bisogna eliminare le disparità di trattamento per i contributi previdenziali, garantendo ai lavoratori a termine gli stessi contributi versati a chi è titolare di un contratto a tempo indeterminato. E ciò perchè con il sistema contributivo oggi in vigore le pensioni future sono basate sui contributi versati durante l'intero arco della vita lavorativa e i primi anni, che sono quelli che vengono poi capitalizzati nel corso del tempo, sono fondamentali per il calcolo della pensione futura. Quindi chi versa oggi contributi bassi avrà domani una pensione che non arriverà ai minimi sociali.
Infine, bisogna investire sui giovani assunti con contratti a tempo determinato, offrendo loro gli stessi percorsi di formazione che vengono assicurati ai titolari di un contratto a tempo indeterminato (ad esempio, tirocinio sul posto di lavoro, corsi di perfezionamento, di informatica, di lingua). Una formazione adeguata permetterà al giovane di far tesoro dell'esperienza lavorativa e, in caso di mancato rinnovo del contratto alla scadenza, di 'rivendersi' ad altro datore di lavoro.
Occorre, altresì, rimettere in campo:
1. Incentivi all'assunzione:

  1. contributi a fondo perduto alle aziende che assumano giovani di età inferiore ai 35 anni iscritti nelle liste di collocamento (ad es., un contributo mensile per i primi tre anni);
  2. sgravi fiscali e contributivi per le aziende che assumano giovani di età inferiore ai 35 anni iscritti nelle liste di collocamento (sgravi per un periodo di tre armi, il primo anno maggiori, poi, via via, decrescenti).
  3. agevolazioni alle imprese che abbiano alle proprie dipendenze manodopera giovanile (ad es., criterio di preferenza nelle gare di accesso agli appalti pubblici, sull'esempio della Svizzera).
  4. sgravi fiscali e contributivi per favorire il rientro in Italia dei giovani professionisti emigrati all'estero (Legge su CONTROESODO, appena approvata dalla Camera dei Deputati, ora in Senato).

2. Incentivi per la promozione di attività imprenditoriali nella fase di start up destinati a i) Imprese individuali di cui siano titolari soggetti di età compresa fra i 18 e i 35 anni e ii) Società in cui una quota di 2/3 del capitale sia di proprietà di soggetti compresa fra i 18 e i 35 anni ed i cui organi amministrativi siano costituiti per 2/3 da soggetti di compresa fra i 18 e i 35 anni:

  1. contributi in conto capitale per l'avvio dell'impresa (progetto, macchinari, attrezzature), sino all' X% del costo del progetto e sino ad un massimo di
  2. contributi in conto interessi su finanziamenti ottenuti per l'avvio dell'impresa.

Sen. Raffaele Fantetti
(24 Giugno 2010)