Senatore Raffaele Fantetti

Un lavoratore italiano all'estero... uno di voi!

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Intervento del Sen. Fantetti in discussione generale sulla manovra finanziaria del Governo Monti (Roma, Senato della Repubblica - 21 Dicembre 2011)

FANTETTI (PdL). Signor Presidente, onorevoli senatori, egregi membri del Governo, intervengo in rappresentanza della circoscrizione Estero, degli italiani ivi residenti, per segnalare una soddisfazione generale nei confronti della manovra e dell'azione del Governo almeno in questi primi atti.

Noi non siamo toccati dalla tassazione degli immobili all'estero in quanto residenti fiscali all'estero; invece continuiamo regolarmente a pagare le tasse nei Paesi che ci ospitano, alle quali si aggiungono quelle che paghiamo in Italia da sempre per gli immobili che sono all'interno del territorio nazionale.

La soddisfazione si estende agli atti iniziali della compagine di Governo, in particolare nei confronti di quelli del Ministro degli affari esteri, ambasciatore Terzi, che ha recepito in diverse occasioni, ed anche nel corso di una audizione presso le Commissioni affari esteri congiunte di Camera e Senato, tutte le istanze che avevamo sollevato.

Siamo particolarmente contenti e soddisfatti della decisione di congelare il piano di chiusura delle sedi consolari sul territorio della circoscrizione Estero. Abbiamo infatti sempre ritenuto -e con Noi anche gli egregi membri del Consiglio generale degli italiani all'estero- che ci sia bisogno di maggiori servizi consolari sul territorio, visto l'aumento della popolazione degli italiani all'estero. Dunque, se bisogna identificare degli ulteriori risparmi di spesa, lo si può eventualmente fare sulle risorse di qualche ambasciata (specie in Europa), ma non certamente sui servizi consolari: siamo quindi contenti e grati al Governo per aver preso questa decisione.

L'occasione è propizia anche per estendere la soddisfazione all'azione di Governo nell'ambito contiguo della promozione dell'internazionalizzazione delle imprese, che pure a Noi italiani all'estero sta molto a cuore. Mi riferisco in particolare ad un paio di misure adottate: la riassegnazione di 300 milioni di euro al Mediocredito Centrale per il finanziamento delle linee di credito per le imprese all'estero (150 milioni l'anno per il biennio 2012-2013) e, soprattutto, la re-istituzione della nuova "ICE-Agenzia per la promozione del commercio con l'estero".

Certo, un organico ridotto di 300 persone probabilmente non sarà sufficiente. Inoltre, una competenza congiunta del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero degli Affari Esteri nell'ambito di un consiglio di amministrazione nel quale siedono anche i rappresentanti del Ministero dell'Economia e delle Finanze, dell'Unioncamere, dell'ABI, di Confindustria e della Rete Impresa Italia, crea un consesso in cui il decision making process, (il processo decisionale) potrebbe rivelarsi particolarmente farraginoso. Ci auguriamo che non sia così.

È importante che l'ICE possa continuare ad operare. Non ultimo tra i suoi meriti mi piace segnalare l'attività di formazione che da tanti anni l'Istituto porta avanti in questo specifico settore. Io stesso ho avuto occasione, più di vent'anni fa, di partecipare ad un corso di formazione superiore sulle tematiche del Commercio estero e della finanza internazionale, che si è rivelato molto utile nel corso per la mia carriera professionale all'estero, così come per quella di centinaia di miei colleghi del settore.

La re-istituzione dell'ICE è un primo passo nella riorganizzazione del settore del commercio con l'estero. I dati di questi ultimi giorni hanno eccezionalmente evidenziato un piccolo calo nell'ultimo mese delle nostre esportazioni, che però, anche in questa fase critica, non intacca il saldo positivo da inizio anno (+4,5%), a testimonianza dell'importanza vitale per lo sviluppo che il settore del commercio con l'estero ha: ciò impone al Governo ed al Parlamento di completare l'opera di revisione e razionalizzazione della struttura istituzionale del commercio con l'estero, nella quale al momento operano, oltre all'ICE, la SIMEST, la SACE, la FINEST, il Mediocredito Centrale, le Camere di commercio (in particolare quelle all'estero) e le associazioni di categoria. Considerando anche la potestà concorrente delle Regioni, si tratta -prima facie- di un po' troppi soggetti perché possa funzionare bene!

Ci sono tanti esempi in giro per il mondo, in particolare negli Stati Uniti ed in Giappone, di organizzazioni più efficienti. Noi ci siamo ispirati a queste nell'ambito di una specifica proposta di Disegno di Legge in corso di definizione che presenterò in Gennaio, anche in seguito ad un approfondito esame da parte del neonato coordinamento dei parlamentari eletti all'estero. Nel frattempo, nell'ambito della prossima manovra sullo sviluppo e la crescita, sollecitiamo il Governo a dare una particolare attenzione a questo settore, perché la merita.

Grazie.

 

Legislatura 16° - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 637 del 17/11/2011

Fantetti (PdL). Signor Presidente, Signor Presidente del Consiglio, Signori Ministri, l'occasione è propizia per segnalare una piccola mancanza nella relazione che Lei, professor Monti, ha svolto questa mattina qui in Senato, non citando l'esperienza che io indegnamente rappresento in questo Parlamento, insieme ad altri cinque colleghi, ovverosia quella degli italiani all'estero. Attiro la sua attenzione su questa tematica con la malcelata speranza di avere in lei anche un interlocutore che è stato un italiano all'estero e che quindi conosce la complessità di tale fenomeno sia da un punto di vista quantitativo (oltre quattro milioni di persone nel mondo iscritte all'AIRE, come immagino lo sia stato anche lei nel suo soggiorno in Belgio), sia qualitativo.

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Sen, FANTETTI(*): "Il Governo Monti dovrebbe convogliare subito il risparmio privato sui titoli di stato pluriennali". (23 Novembre 2011)

Per scongiurare il pericolo, imminente, di crollo finanziario, il governo Monti deve fortemente incentivare l'acquisto dei nuovi titoli di Stato da parte dei cittadini italiani. Ad esempio, il prossimo CdM potrebbe varare una patrimoniale al 5%, con deduzione progressiva fino allo zero per chi investe fino al 25% del proprio reddito disponibile in BTP a lunga scadenza.
Sui mercati internazionali dei capitali, da settimane, non ci sono più compratori di quei titoli (e quindi anche i "corporates" non si finanziano) tranne la BCE che, però -data la rigidità tedesca sui limiti statutari ed il "timing" inconciliabile tra Finanza ed Istituzioni- a breve, non potrà più reggere l'urto delle vendite delle banche in "stop loss" sulle loro perdite.
La soluzione giapponese di "domesticizzazione" del debito pubblico è l'ultima rimasta all'Italia per scongiurare il blocco dei mercati e la bancarotta delle banche (in ordine prevedibile: italiane, spagnole, francesi, tedesche, inglesi e statunitensi).
L'acquisto dei titoli da parte degli italiani contrasterebbe la discesa dei loro prezzi (e di altri Assets mondiali) consentendo al Governo di guadagnare il tempo necessario affinché la politica di moderata austerità, un minimo di crescita ed un'inflazione tra il 3 ed il 5% diluiscano il debito e ci consentano di salvarci.
In diversi interventi pubblici (tutti rinvenibili su Internet) presso il Senato della Repubblica, finora, ho sostenuto diverse argomentazioni in materia di politica economico-finanziaria senza mai ottenere un'adeguata attenzione ma potendo poi inequivocabilmente constatare la fondatezza di tali posizioni.

  • Il 14 Luglio 2010, in sede di discussione del D.L. 2228 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e competitività economica), dissi : "Sarà però compito non più procrastinabile del legislatore (...) rimettere presto mano alla regolamentazione del settore finanziario, al fine di ricondurlo alla sua propria funzione di supporto all'economia e agli scambi, per non trovarsi di nuovo a breve nella paradossale ed immorale situazione - registrata in particolare nel Regno Unito - di dover salvare i colpevoli con soldi pubblici, per ritrovarli intenti negli stessi perversi (ma per loro lucrativi) esercizi solo qualche mese dopo".
  • Il 13 Dicembre 2010, in sede di discussione successiva alle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla Questione di Fiducia, dissi, riguardo all'opportunità di istituire i cosiddetti "Euro Bonds" che "la proposta del ministro Tremonti e del ministro Juncker, potrebbe portare, sui mercati internazionali di capitali nei quali noi siamo particolarmente esposti, alla creazione di un'entità che rappresenti l'Unione europea e che garantisca su quei mercati le obbligazioni espresse in euro".

 

  • Il 25 Agosto 2011, in sede di audizioni della Commissione Bilancio sulla manovra finanziaria (conversione del D.L. 138 del 13 Agosto 2011), chiesi al dr. Ignazio Visco, allora vice Direttore Generale della Banca d'Italia se la Banca Centrale Europea  fosse coinvolta in operazioni di "quantitative easing", cioè di monetarizzazione del debito in Euro e/o se loro ritenessero -come il sottoscritto- che sarebbe stato opportuno procedere in tal senso, così come facevano da tempo la FED americana e la Banca d'Inghilterra, fungendo cioè da prestatori di ultima istanza.
  • Ai primi di Settembre, in una discussione interna al Gruppo del PDL in Senato ed alla presenza del Segretario Alfano, intervenni per segnalare che le indecisioni sul salvataggio della Grecia mettevano a repentaglio la stessa integrità del sistema Euro ed, in ultima analisi, la sopravvivenza di questa valuta e dell'Unione monetaria. Dissi altresì che essendo la crisi inquadrabile come un attacco alla moneta europea, doveva essere affrontata insieme a tutti i partners della UE. L'Italia, anche con la migliore (e politicamente suicida) manovra finanziaria, non avrebbe potuto risolvere più di tanto la situazione mentre era di importanza strategica che, in quanto fondatori del sistema di integrazione continentale (e Noi eredi di De Gasperi), fossimo visti a Bruxelles come particolarmente presenti ed attivi. 

 

  • Il 21 Settembre scorso, insieme al collega On. Picchi (eletto come me nella ripartizione Europa della Circoscrizione Estero), facemmo circolare a tutti i membri della PDL in Parlamento uno schema (in Allegato) di possibili interventi a favore della finanza pubblica comprendenti, tra gli altri, la creazione di un fondo immobiliare ove far confluire gli immobili pubblici dismissibili in modo da fungere da ente garante di interventi statali sui mercati obbligazionari e/o l'istituzione di un Fondo Sovrano Italia Spa con tutte le partecipate pubbliche che, pur salvaguardando una specie di Golden Share statale, potrebbe vendere le sue azioni sui mercati e così contribuire a migliorare i saldi economici e politici del Paese.

Ora, c'è solo da sperare che la proposta in titolo non debba aspettare il solito semestre per essere seriamente considerata perchè, purtroppo, potrebbe non esserci tutto quel tempo a disposizione.
In fede,

Sen. Avv. Raffaele Fantetti

 

COMUNICATO STAMPA SENATORE FANTETTI

Nei momenti critici ognuno deve fare la propria parte. Come relatore del DDL di Bilancio (A.S.2969 su www.senato.it) in Commissione Bilancio e Programmazione, sono fiero di lavorare all'approvazione di una manovra finanziaria che assicurerà al Paese la stabilità dei conti pubblici che i mercati internazionali dei capitali ci richiedono per rinnovare la fiducia necessaria a rifinanziare il nostro ingente debito pubblico. Lo chiedono al Paese sovrano Italia e continueranno a farlo a prescindere dai Governi in carica.
Il rendiconto esposto ieri in Commissione certifica come le manovre di stabilizzazione finanziaria stiano dando i loro effetti determinando una correzione dei saldi di bilancio al 2014 pari a 60 miliardi di Euro ed il pareggio di bilancio nel 2013, con un anno di anticipo rispetto a quanto richiesto dalle istituzioni europee.
E' importante anche segnalare che -già a legislazione vigente- il debito pubblico in rapporto al PIL è stato così ricondotto su un sentiero di progressiva riduzione. Nel 2014 avremo un avanzo di bilancio strutturale pari allo 0,5%, un avanzo primario pari al 5,7% del PIL ed un debito pubblico al 112% del PIL, come pure che la nuova serie dei conti nazionali indichi che nel 2010 il PIl italiano è cresciuto dell'1,5% (e non dell'1,3%) e, nei due anni della crisi, il PIL si è ridotto meno di quanto prima stimato (-1,2% invece di - 1,3% nel 2008 e -5,1% invece di -5.2%).
Siamo fiduciosi, come Italiani, del fatto che dal 2012 grazie all'aumentato avanzo primario il nostro debito scenderà.
E' chiaro peraltro che a tal fine, come affermato nella lettera di intenti presentata all'Unione europea ed alla BCE, saranno anche necessarie le riforme strutturali già espressamente individuate.

Referendum: la svendita del Voto Estero da parte delle Opposizioni - Sen. Raffaele Fantetti

Di fronte allo scempio perpetrato -più o meno coscientemente- nei giorni scorsi sul tema in oggetto, ci si permettano alcune riflessioni con l'auspicio sincero che almeno queste, a differenza di tutte le altre nostre precedenti sulla materia degli Italiani all'estero, possano trovare spazio anche sui maggiori Media nazionali.
Primo, e' totalmente illegale ed evidentemente incostituzionale pensare di non computare il voto espresso dai connazionali all'estero iscritti all'A.I.R.E. per il semplice motivo che si tratta di cittadini italiani, dunque pieni titolari di elettorato attivo e passivo. A scanso di equivoci, abbiamo presentato in Cassazione una Memoria tecnica ad hoc. L’articolo 75 della Costituzione italiana recita che "hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La legge determina le modalità di attuazione del referendum.
Come ha ben scritto oggi Marco Pezzoni su "Politicamentecorretto", con questo articolo vengono riaffermati "tre principi chiarissimi: 1) I titolari del diritto al voto nei referendum sono esattamente gli stessi che sono chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.... 2) Il referendum è approvato se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto ... cioè  “tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati” e, dunque, anche i cittadini italiani residenti all’estero.  3) La legge ordinaria definisce solo le modalità di attuazione del referendum perché la titolarità del voto è già definita a monte, nella stessa Costituzione.
Del resto i cittadini italiani residenti all’estero hanno già votato in precedenti referendum nazionali e sono stati opportunamente conteggiati nel computo del quorum. Più in generale, la Costituzione italiana (e Noi nel nostro piccolo, in numerosi interventi nell'Assemblea del Senato della Repubblica) sostiene sempre il collegamento esclusivo tra cittadinanza e diritti politici.  
Secondo, è triste constatare che per conseguire strumentalmente un qualsivoglia ritorno politico interno, i rappresentanti ufficiali di diversi partiti dell'opposizione come il partito Democratico e l'Italia dei Valori (che, pure, entrambi, raccolgono numerosi consensi e, quindi contributi pubblici, dal voto dei nostri connazionali all'estero) sono pronti a svendere pubblicamente quel patrimonio politico ed elettorale.
Nel caso poi di alcuni parlamentari di quei partiti, addirittura eletti (con preferenze nominative, non in base a liste bloccate) nella Circoscrizione Estero, dalla tristezza si passa proprio alla pena.
Terzo, dovendosi aggrappare a qualcosa, questi "svenditori del voto estero" cercano di riferirsi al criterio dell'effettività  del voto minacciandone la validità generale per non meglio precisate inefficienze. E spuntano su Internet, con strani e colpevoli ritardi di almeno una settimana, "testimonianze" di individui che non hanno ricevuto le schede elettorali o altro. Come è noto, la legislazione italiana prevede diversi meccanismi per risolvere qualche eventuale disfunzione prima e durante le operazioni di voto (che all'estero si svolgono in anticipo). Denunciare ed indagare formalmente tutte le situazioni irregolari è un sacrosanto diritto-dovere democratico. Proporre strumentalmente -ma ufficialmente- di invalidare il voto del 6% del corpo elettorale italiano in base a tali "voci di corridoio telematico" è semplicemente vergognoso.
L’avvocato Pellegrino del Partito Democratico sostiene che la legge sul voto degli italiani all’estero “si è ben guardata dal prevedere che questi elettori all’estero concorrono a formare il quorum”. E perchè mai una legge ordinaria dovrebbe specificare la propria coerenza e legittimità col dettato costituzionale (che tra l'altro, è stato modificato nel 2000 e nel 2001 proprio per introdurvi il concetto di Circoscrizione Estero)? La legge ("Tremaglia") 459/2001 definisce solo le modalità di voto, istituendo quello per corrispondenza, e garantendo che almeno all'estero gli eletti vengano selezionati intuitu personae dagli elettori!
Appare invece risibile l'obiezione presentata dal legale dell'Italia dei Valori, il professor Pace, costituzionalista, secondo il quale -tutto ad un tratto- le modalità di voto all'estero non garantirebbero la necessaria personalità-libertà e segretezza. Risibile perche', a parte il fatto che dozzine di Paesi civili votano per posta già da molto tempo, la stessa obiezione si potrebbe allora porre a chiunque si accompagni ad altri nel dirigersi al seggio!
Quarto, sarebbe opportuno ricordare che gli Italiani all'estero sono, molto probabilmente e al contempo, coloro che hanno "patito" di più per mantenere la propria cittadinanza italiana e coloro che risultano maggiormente danneggiati da alcune disfunzioni tecniche della Legge Tremaglia (di fatto applicata finora solo due volte). Per questo, a fronte della situazione creatasi in occasione dell'esordio nelle elezioni politiche del 2006, avevamo pubblicamente suggerito che nel decreto d'indizione delle elezioni dell'Aprile 2008 l'allora Governo Prodi inserisse qualche semplice modifica tecnica (stampa in Italia ed invio centralizzato del materiale elettorale; annullamento schede doppie; creazione di comitati di controllo presso i Consolati, ecc.) che avrebbero evitato la stragrande maggioranza delle disfunzioni poi ripetutesi. Non fu fatto: probabilmente perchè non si voleva intaccare un meccanismo che nella tornata precedente aveva consentito alla Sinistra di realizzare un risultato elettorale ampiamente positivo ed insperato. Invece, due settimane fa, nell'approvare la riforma di COMITES e CGIE -due architravi fondamentali della rappresentanza istituzionale degli Italiani all'estero- la maggioranza di centro-destra ha approfittato per inserire alcuni correttivi alle modalità di voto (sottoscrizione e fotocopia documento nella scheda di voto da re-inviare) che, se daranno buona prova di se, saranno poi introdotte nella legislazione italiana per migliorare le operazioni di voto all'estero e garantirne al massimo la regolarità e dignità che meritano tutti coloro che lo esercitano.
Alla fine, cari connazionali all'estero, è sempre la stessa storia. Da una parte, il centro-destra italiano che da sempre interpreta sinceramente gli interessi legittimi dei cittadini residenti all'estero riuscendo a tramutarli in leggi dello Stato (rendendoli in tal modo costituzionalmente vincolanti erga omnes). Dall'altra il centro-sinistra che li sfrutta a piene mani -sia parlamentarmente che finanziariamente- ma che li disconosce in toto alla prima occasione ritenuta utile.

 

COMUNICATO STAMPA SEN. R. FANTETTI (30/5/2011)

"LA RIFORMA GARANTISCE LA RINASCITA DI COMITES E CGIE"

Il 25 maggio scorso, l'Assemblea del Senato della Repubblica ha approvato con i 123 voti espressi a favore dalla maggioranza (PDL, LEGA, Coesione Nazionale) rispetto ai 102 voti contrari espressi dalle opposizioni (PD, IDV, Terzo Polo) ed 1 astenuto (Randazzo), la riforma dei COMITES (Comitati degli italiani all'estero) e del CGIE (Consiglio Generale degli italiani all'estero). Il provvedimento ora passerà all'esame della Camera, prima in Commissione Affari Esteri e poi nell’Aula di Montecitorio.
Diverse le novità introdotte dall'Atto Senato n. 1460 “Nuove norme in materia di rappresentanza degli italiani all’estero” nella normativa di settore con l'obiettivo di rivedere il ruolo degli organismi di rappresentanza (anche alla luce della creazione dei parlamentari eletti all’estero ex successiva legge 459/2001), introdurre semplificazioni e risparmi, rendere il CGIE espressione diretta dei Comites e disciplinare la materia in un’unica legge.   
Per quanto riguarda il CGIE, mentre la legge vigente prevede due terzi dei membri eletti dalle collettività all’estero ed un terzo, di nomina governativa (espressione di associazioni, partiti, sindacati, patronati e altri enti), la riforma elimina quest'ultima componente ed -in linea con la più generale riforma federalista dello Stato- introduce la presenza degli assessori regionali all’emigrazione nonchè dei presidenti dell’Associazione Nazionale Comuni italiani (ANCI) e dell’Unione delle Province italiane (UPI). La riforma approvata dal Senato stabilisce inoltre che del CGIE sono membri di diritto i Presidenti Intercomites (i  Comitati che in ogni Stato riuniscono i Presidenti dei vari Comites) ed i rimanenti membri vengono eletti dai rappresentanti Comites di ogni Paese (e solo da loro) al proprio interno: il Consiglio diventa quindi  una sintesi dei Comites e un trait d’union tra questi e le istituzioni. I membri scendono da 94 a 82, l’ufficio di presidenza da 17 a 5. Le assemblee plenarie da due ad una, quelle continentali da quattro a due. Prima, ai lavori partecipavano (senza voto) i rappresentanti di un folto gruppo di amministrazioni ed enti previsti per legge insieme ad altre, fino a 20, ulteriori personalità (queste ultime con rimborso di viaggio e soggiorno). Con la riforma, del primo gruppo resta solo il responsabile della Direzione Generale degli Italiani all'estero (MAE DGIT), mentre il numero delle personalità invitabili -ma solo alla plenaria-  viene dimezzato.
Per quanto riguarda i Comites, il numero si riduce da 124 a poco più di 80 con un solo Comites per circoscrizione consolare e soglie innalzate, oltre che differenziate per area geografica (dai 20 mila necessari in Europa ai 5 mila in Africa). Tali misure sono accompagnate da due novità tese ad assicurare un’adeguata rappresentanza: a) la soglia Paese (per garantire anche le collettività di minore entità, viene comunque istituito un Comitato se nel Paese ci sono almeno 5 mila italiani); b) i Comitati non elettivi (istituiti nei Paesi in cui non si possa votare, con decreto del  MAE ed in misura non superiore al 10% dei Comitati elettivi). Con la riforma, il numero dei membri -che non sono pubblici ufficiali- resta di 18 in caso di circoscrizioni contenenti più di 100 mila italiani, ma si riduce a 9 sotto i 50 mila residenti e 12 solo per i Comitati rappresentanti collettività tra 50 mila e 100 mila connazionali. Il Comites non è più chiamato ad esprimere pareri sulle richieste di contributo di Media locali e vari enti/associazioni a Stato e Regioni. Redige invece una relazione annuale sugli interventi delle autorità ed  enti italiani a favore della collettività (con apposito capitolo sul funzionamento del Consolato) e la trasmette anche ai parlamentari eletti all’estero. Infine, viene ridotto il numero di firme necessarie per presentare le liste, vengono stabilite quote per donne e giovani (un terzo dei candidati) ed è attribuito un premio di maggioranza per la lista che ottiene più voti. Il presidente non è più eletto all’interno del Comites ma è il candidato presidente collegato alla lista vincente.
Sen. FANTETTI
Come detto in Aula, anche in dichiarazione di voto, la riforma di COMITES e CGIE -due dei tre istituti con base legislativa dedicati agli Italiani all'estero- costituisce un passaggio di importanza strategica per la c.d. "Altra Italia".
Diversi gli effetti positivi che si intendono finalmente produrre.
In primis, sbloccare il rinnovo dei COMITES le cui elezioni, tramite un veloce passaggio alla Camera dei Deputati, potrebbero essere indette già prima della fine del 2011. Nessun organismo rappresentativo può utilmente protrarsi oltre il proprio mandato naturale, come purtroppo è successo per gli attuali COMITES, in quanto rischia proprio di perdere sempre più di rappresentatività. D'altra parte, Noi siamo stati eletti in base ad un programma di riforme e, dunque, non potevamo non onorare il nostro impegno con gli elettori. Il dibattito è stato intenso e prolungato, con decine di sessioni ed audizioni della Commissione Affari Esteri e del Comitato per le questioni degli Italiani all'estero e ben due passaggi in Assemblea. Alla fine, come previsto nei sistemi democratici, la maggioranza ha portato ad approvazione un testo di riforma che garantisce la rinascita sia dei COMITES che del CGIE.
Quello che a noi appare particolarmente benemerito è l’aver posto come discrimine generale della nuova normativa il criterio della selezione democratica. Nella nuova composizione del CGIE, quindi, saranno presenti solo gli eletti dalla base che -in quanto tali- saranno rappresentativi. Così funziona la democrazia e Noi Italiani all'estero dovremmo solo esserne fieri perchè con questa riforma siamo riusciti a raggiungere il risultato assoluto ed esclusivo di NON avere "nominati" in nessuno dei livelli delle nostre rappresentanze!
Secondo, si garantisce un maggiore livello di sicurezza di voto che -ahimè- prima mancava nelle procedure elettorali degli Italiani all'estero. Inutile ribadire l'importanza degli effetti estremamente negativi che i brogli elettorali verificatisi in passato hanno avuto su di Noi e sull'immagine complessiva degli Italiani all'estero, così come percepita dall'opinione pubblica italiana. Con la riforma, si introducono importanti correttivi come i 6 mesi di previa iscrizione all'AIRE per l'esercizio dell'elettorato sia passivo che attivo (art. 7, comma 3 e art. 8, comma 1) e l'obbligo di sottoscrizione e di inserimento di una fotocopia del proprio documento d'identità nel plico contenente la scheda votata (art. 14, comma 6). Se questi accorgimenti daranno buona prova di sè, potranno essere inseriti -unitamente ad altri già pubblicamente da me proposti (stampa / invio centralizzato del materiale elettorale)- nella prossima riforma della legge 459/2001.
Terzo, la riforma sancisce l'istituzionalizzazione dei "Comitati degli Italiani all'estero" come vere e proprie nostre "Rappresentanze" presso tutti gli organismi che determinano politiche idonee ad interessare le comunità medesime. Con l'art. 4, se ne ampliano notevolmente le funzioni, li si qualificano ufficialmente -da parte del Governo, tramite le Ambasciate- nei loro territori all'estero, e si prevede (comma 12) che il Ministero degli Affari Esteri debba rispondere entro massimo 180 giorni alle proposte formulate da ciascun Comitato. Questa è una novità assoluta.
In Aula, ho anche ribadito -de iure condendo- un concetto giuridico relativo ai limiti della proiezione del vigore legislativo italiano in territori non sottoposti alla nostra sovranità (ovvero tutta la Circoscrizione Estero): ne consegue, a mio avviso, che l'eventuale riconoscimento locale dei COMITES -in base alla coerente accettazione e condivisione della loro natura democratica- vale a qualificarli anche oltre i nostri confini giuridici ed a farne un qualcosa di veramente unico ed importante.
In conclusione, la riforma finalmente è stata varata. Ancora una volta, essa è il frutto dell'azione politica del centro-destra italiano: il raggruppamento politico che da sempre -al di là di tanto demagogico vociare- ha saputo tramutare in leggi dello Stato (rendendoli istituzionalmente vincolanti erga omnes) gli interessi legittimi dei cittadini residenti all'estero.

Intervento in Assemblea del Sen. Raffaele FANTETTI sulla "Ristrutturazione della rete diplomatico-consolare".

Con la mozione Bettamio sulla "ristrutturazione della rete diplomatico consolare" torna all'esame dell'aula del Senato della Repubblica un tema d'interesse precipuo degli Italiani all'estero. Nelle prossime ore, sara' poi la volta del DL Tofani sulla "riforma del Comites e del CGIE", ovvero due dei tre pilastri della costruzione istituzionale dedicata alla c.d. "Altra Italia".
Un popolo -e' opportuno ricordarlo- di oltre 4,3 milioni di cittadini ufficialmente registrati nella AIRE (in continua crescita, con una maggioranza di under 40) che di fatto costituisce solo una piccola percentuale delle decine di milioni di Italiani effettivamente residenti all'estero.
Per inciso, mi si permetta con l'occasione di segnalare a chi di dovere che -proprio in conseguenza di ciò- il totale della popolazione dei cittadini italiani non e' di oltre 60 milioni (come universalmente indicato) ma di circa 65.
Si tratta dunque di un momento parlamentarmente molto importante per Noi e molto sentito dalle nostre comunità all'estero.
Infatti, la rete consolare (più ancora di quella diplomatica) costituisce sempre e comunque un cordone ombelicale con il Paese Madre. Credetemi, non si tratta di retorica.
Chiunque parte, emigra, lo fa per bisogno. Ancora adesso.
E così facendo lascia dietro di se (senza mai sapere bene per quanto tempo) oltre che i propri affetti e retaggi, anche un riferimento statuale che all'estero potrà ritrovare solo nelle nostre propaggini consolari.
Ecco perché gli Italiani all'estero sono così sensibili al tema della rete consolare.  Ed ecco perché -secondo molti di Noi- un vero diplomatico (nel senso di un alto ed importante rappresentante dell'Italia al di fuori dei confini nazionali) non e' pienamente formato e rappresentativo se non si e' degnamente provato in una precedente responsabilita consolare.
La ristrutturazione della rete diplomatico consolare all'attenzione di questa Assemblea oggi prevede la chiusura di un certo numero di sedi (specialmente in Europa) e l'apertura di altre (in Asia).
Qualche settimana fa, di fronte all'originaria versione del testo non avevamo ritenuto di condividerla in toto e avevamo argomentato il perché in quanto rappresentanti parlamentari eletti -con preferenze espresse ed individuali- dagli Italiani residenti in Europa.
Essendo consci e fieri di appartenere ad una Repubblica parlamentare, non potevamo certo accettare l'argomento di "trovarci di fronte ad una decisione già presa dal consiglio di amministrazione del MAE", ne' soprassedere rispetto al fatto che la Commissione Affari Esteri del. Senato ha appena cominciato (seguita a ruota da quella della Camera dei Deputati) una indagine conoscitiva sul funzionamento del Ministero e, dunque, si vorrebbe avere tempo e modo di approfondire certe situazioni prima di convalidare parlamentarmente certe decisioni.
Adesso, mi si consenta di chiarire alcuni punti che differeenziano il testo della mozione oggi in esame, su proposta del sen. Bettamio, del sen. Filippi e mia. Primo, noi Italiani all'estero siamo perfettamente consapevoli degli effetti della globalizzazione e di quelli di una crisi -nata finanziaria e sviluppatasi come economica reale- che riguarda tutti i Paesi del mondo. Ne siamo consapevoli perché la viviamo anche di più dei concittadini metropolitani (come dice il collega Micheloni), cioè ne subiamo gli effetti in più di un Paese.
Siamo anche orgogliosi, al riguardo, di come il Governo Berlusconi (in particolare attraverso il meritorio operato del ministro Tremonti, ma non solo) abbia gestito la politica economica e di bilancio in tale eccezionale situazione di crisi.
Siamo stati critici sull'eccesso di tagli operato rispetto ai capitoli degli Italiani all'estero ma ci rendiamo perfettamente conto, in termini più generali, che la tenuta sociale del Paese sia una priorità rispetto ad altre -pur importanti- considerazioni.
Capiamo, per essere chiari, ad esempio, che l'estensione garantita praticamente a tutti della CIG possa valere in questi drammatici tempi anche il ridimensionamento di qualche rappresentanza italiana all'estero. Ce ne dispiaciamo, abbiamo fatto del nostro meglio per evitarlo, ma capiamo.
Soprattutto siamo fiduciosi del fatto che con questa barra si riuscirà presto ad uscire dalle secche, tornare a crescere ed espanderci al di fuori dei confini nazionali.
Lo crediamo ed auspichiamo sinceramente anche perché abbiamo l'ardire di pensare che una maggiore presenza dell'Italia all'estero sia positiva non solo per il Paese e per gli Italiani all'estero ma anche per moltissimi altri cittadini del mondo !
Secondo, il metro di giudizio da noi prescelto non e' mai stato quello quantitativo bensì quello dell'efficenza. Non crediamo in una onnipresenza dello Stato e rifuggiamo dai suoi retaggi vetero-amministrativi che si ripercuotono inevitabilmente sulle tasche dei contribuenti italiani.
Terzo, siamo riformatori e per questo abbiamo chiesto ed ottenuto la fiducia politica dei nostri connazionali.
Siamo quindi d'accordo con lo spirito che anima la ristrutturazione proposta, diretta all'implementazione di una rete consolare più efficiente perché più moderna, in linea con l'evoluzione tecnologica, e meno costosa.
A Londra, dove sono emigrato nel 1993 e dove l'influsso della c.d. Nuova Emigrazione Professionale (una nuova e diversa NEP) ha portato il Consolato Generale al secondo posto nella classifica delle nostre presenze nel mondo (poco dietro Buenos Aires) con circa 160.000 iscritti, sara realizzato, in una finalmente nuova sede, un Consolato modello proprio in base a questi nuovi e moderni criteri. Ne siamo molto contenti e vigileremo da vicino sull'implementazione con l'auspicio di poterne presto annoverare molti altri qui in Europa.
Già la maggior parte dei nostri connazionali ivi residenti interagisce con le locali amministrazioni in via telematica e digitale. Non si vede perché non dovrebbero essere in grado di fare altrettanto con una moderna PA italiana: quella che il ministro Brunetta sta realizzando con meritoria tenacia.
Siamo anche soddisfatti di aver potuto esplicitare le specifiche ed eccezionali esigenze sottostanti l'opportunità di mantenere una presenza consolare a Manchester.
Quarto, siamo felici che il Governo abbia recepito nel nuovo testo della mozione la moratoria di 12 mesi: esattamente il periodo che avevamo richiesto (perché giudicato più opportuno rispetto ai 30 mesi richiesti da alcune opposizioni). Dovrà essere questa l'occasione per fare conoscere meglio a Noi tutti -ed in primis agli Italiani all'estero che ne sono tra i maggiori utenti- i criteri e le modalità di funzionamento della grande macchina del nostro prestigioso MInistero degli Affari Esteri.
Una considerazione finale. Nessuna "ristrutturazione della rete diplomatico-consolare" sarebbe -a nostro avviso- degna di questo titolo se si limitasse agli aspetti logistici della apertura/chiusura di alcune sedi.
Anima e cuore della nostra rete sono le persone che a vario titolo ci lavorano dentro. Gli interlocutori diretti di noi Italiani all'estero.
Funzionari ed impiegati di ogni livello che, in tutte le parti del mondo, svolgono le loro funzioni col senso del dovere proprio dei rappresentanti istituzionali di un grande Paese: l'Italia. A loro, che sappiamo -a volte- dover convivere con situazioni a vario titolo penalizzanti, deve essere diretta l'attenzione dei ristrutturatori della rete in modo da garantirne meglio in futuro la dignità ed efficienza delle carriere.
In questo ambito, già dalle prossime settimane, proporremo un Disegno di Legge diretto a promuovere l'utilizzo nelle diverse funzioni amministrativo-consolari (ma anche presso le sedi all'estero delle altre nostre reti nazionali -come ICE, Istituti di Cultura, ENIT) di personale iscritto all'AIRE, cioè di Italiani residenti all'estero.
Abbiamo questo patrimonio umano: dopo mezzo secolo -grazie a Tremaglia ed al precedente Governo Berlusconi- la Repubblica lo ha finalmente riconosciuto istituzionalmente.
Ora cominciamo ad utilizzarlo effettivamente come risorsa del Paese !
Per tutti questi motivi, invitiamona votare a favore della mozione presentata insieme agli esimi colleghi Bettamio e Filippi.

Sen. Raffaele Fantetti

Il Sen. FANTETTI vota motivatamente a favore delle c.d. "Quote Rosa"

(Stralcio dell'intervento effettuato in Commissione Finanze e Tesoro - sede Redigente - del Senato)

Interviene quindi il senatore FANTETTI (PdL) , il quale incidentalmente invita a non enfatizzare le statistiche e i summit internazionali che sembrerebbero far torto alle grandi potenzialità e alle energie presenti nel Paese, sulle quali occorre puntare per rilanciarne l'economia e il ruolo internazionale. In merito al disegno di legge che il Senato sta per varare ne sottolinea contemporaneamente la debolezza rispetto ad un impianto di tipo liberale e il rilievo da un punto di vista squisitamente riformista.
In particolare, ritiene che la scelta di incidere sulla composizione del consiglio di amministrazione anziché del management rappresenti un riflesso illiberale;
di converso l'immobilismo che caratterizza la società e l'economia italiana - che rappresenta il dato che colpisce di più anche per chi osserva le vicende italiane dall'estero - impone una chiara scelta riformista, in grado di orientare attraverso lo strumento legislativo le dinamiche dell'economia e della società. Il dibattito in Senato ha presentato aspetti di grande interesse e approfondimento, con delle modifiche che hanno attenuato fortemente gli aspetti più critici ed erronei del testo approvato dalla Camera dei deputati. Queste modifiche vanno ascritte a merito della maggioranza di Governo, che ha saputo quindi superare le perplessità iniziali con un atteggiamento riformatore. In ultima analisi ritiene che la valorizzazione del ruolo delle donne nella società e nell'economia costituisce un elemento fondamentale per la stabilità e per il progresso di ogni società, come i fatti del Nord Africa, per via indiretta stanno a testimoniare. Per tali motivi, la propria parte politica, nel votare a favore, esprime un pieno appoggio al disegno di legge, senza retropensieri, con il convincimento che tale novità legislativa collocherà l'Italia ai primi posti nel contesto internazionale nella specifica materia della conduzione degli organismi di amministrazione e controllo delle
società quotate.

Roma, 10 Marzo 2011

Lettera diretta all'editore dell'Economist in risposta ad un articolo apparso il 22 gennaio 2011

Sir,

with reference to the article "A party animal" published last week ending with the words "Poor Italy", let me sincerely tell you "Poor Economist" and poor readers of The Economist! I have been a subscriber and a fervent reader of your magazine for the last 20 years but have increasingly felt that my country was not receiving a fair treatment. After realising that The Economist' correspondents in Rome have then traditionally moved on to enter the Italian political scene as representative of leftist parties, I started to understand why. It is their choiche, of course. Problem is, though, that the messagge and journalistic product that You keep presenting to the world public when reporting about Italy is consistently false. You keep painting the 5th world industrial power and a modern society of 60 million people which elects its democratic institutions in a free a regular mode as a population whose majority is stupid enough to keep voting for a certain Prime Minister and Government coalition. This is not accepatable from a professional point of view. It is obvious that You are missing more than a point. The Italian people (including those living abroad) who keep supporting the political programme proposed by the centre-right government coalition know more about their country than You. As an example, they know the very peculiar organisation and political role of the Italian magistrates (a point that The Economist's correspondents from Rome always seem not to know); they know the difference between the way Italian Trade Unions are financed and operate and the German ones. They know how the Media system operates. They know about the "internal cold war", the role of the Communist Party and the one of the Holy State. In brief, they know better and, for the sake of Your reputation in the world, You should really try to provide Your readers with a better product about Italian affairs and cut this ideological non-sense short.

Raffaele Fantetti

Lettera diretta all'editore dell'Economist in risposta ad un articolo apparso l'8 gennaio 2011

Sir,

with reference to the article "No Italian Jobs" published last week on why Italian graduates cannot wait to emigrate, it could be interesting to note a couple of things.

First, recent data published by ISTAT (the Italian National Institute of Statistics) confirm every year what you exposed on the basis of 10-to-20 years old data: Italian migration flows have been increasing strongly. To the point that, at present, official immigrants registered in Italy and Italian expatriates officially registered abroad both equal 4.2 million people. In both cases, the biggest majority is made of under 40. The ones who arrive are employed by thousands of manufacturing SMEs which constitute the backbone of the Italian economy. Those who live are mostly employed in the Services industry.

Second, the brain drain is indeed not limited to scientific researchers. Young, Italian-educated, Lawyers, Accountants, Doctors, Bankers, Engineers, people in Fashion, Ho.Re.Ca., Tourism and Arts-and-Culture sectors who decide to employ their skills abroad constitute a talent-drain of even more strategic relevance. The Government, though, seems to have fully realized the problem and acted against it. On December 23, for instance, the Parliament finally approved a strategic a comprehensive reform of the University system as well as a new law which extends important tax breaks (70-80%) to under 40 graduates/expatriates who will decide to return to work in Italy
before 2014.

Raffaele Fantetti

A proposito di Giovani e di Italiani all'estero.

Con la firma di S.E. il Presidente della Repubblica Napolitano, entrerà prossimamente in vigore la legge sugli Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia approvata dal Senato lo scorso 23 Dicembre 2010. Come relatore, in Commissione Finanze-Tesoro ed in Assemblea generale, nonché quale eletto della Circoscrizione Estero,
sono felice e fiero di aver decisamente contribuito alla sollecita approvazione di un provvedimento dotato di alcune rimarchevoli caratteristiche specifiche.

Innanzi tutto si tratta di una legge di iniziativa parlamentare, come solo l'1% in media del totale dei provvedimenti delle ultime legislature. Molto si discute sul tema dei rapporti Governo-Parlamento nell'ambito delle dinamiche tipiche di una moderna e complessa societa' democratica. La necessita di garantire l'azione dell'esecutivo nell'ambito di un sistema legislativo perfettamente bicamerale ha come conseguenza una abnorme preponderanza nell'attività parlamentare di Decreti da convertire.
La soluzione -appare ovvio- passa per una radicale modifica dei Regolamenti parlamentari ma certo non aiuta che questa sia una delle battaglie più impervie ed impopolari (nel senso, difficili da spiegare) che un Governo possa pensare di fare! A meno di non poter condividere la sostanza dell'iniziativa con una buona parte della minoranza.

E questa e' proprio un'altra delle caratteristiche specifiche della legge 2212 che ci piace mettere in luce: il consenso quasi unanime (con la sola eccezione del gruppo di Futuro e Liberta') ottenuto dal
provvedimento sia alla Camera che al Senato. La storia della Repubblica - l'unica, dato che la Costituzione e' sempre rimasta unica !- e' basata su nette divisioni.
Contrapposizioni non solo endogene di tipo politico-ideologico, ben spiegabili in base al crollo del precedente regime fascista, alla sconfitta nella Seconda guerra mondiale ed al calare della cortina di
ferro. Eppure, il nostro mirabile Paese ha saputo - di tanto in tanto - concordare qualche importante passaggio senza trovarsi in seguito a dolersene: penso in primis proprio al corpus della nostra Carta
costituzionale o alla legislazione contro l'emergenza Terrorismo e/o, più di recente, quella contro le mafie, le iniziative per consentire la partecipazione dei nostri militari in missioni internazionali o quelle dirette alla c.d. "Altra Italia" ovvero alla platea degli Italiani all'estero.

In questo ultimo filone si rinviene la terza particolare caratteristica della Legge 2212, cioè la capacita di far convergere intorno agli interessi di legittima rappresentanza degli Italiani residenti al di fuori dei confini nazionali del consenso della stragrande maggioranza delle forze presenti in Parlamento. E' stato così nel 2000-2001 quando, dopo quasi un secolo di colpevole incuranza nei confronti di un fenomeno migratorio che non ha eguali nel mondo, si e' provveduto ad iscrivere finalmente questa realtà nella nostra legislazione costituzionale ed ordinaria. Ed e' rimasto così anche in occasione dell'approvazione, a dieci anni di distanza, di un altro provvedimento diretto agli Italiani all'estero!

La ragione, ai nostri occhi, e' presto spiegata: tutti hanno parenti - piu' o meno diretti - emigrati prima o poi da qualche parte all'estero! Ed infatti, la Circoscrizione Estero elegge, dal 2006, una rappresentanza di 18 parlamentari (12 deputati e 6 senatori) sempre divisi piuttosto equamente tra le diverse forze politiche. E questo dato e' tanto più significativo in quanto la loro elezione viene effettuata con il meccanismo delle preferenze nominali che - al di la dei difetti tipici di questo sistema, all'estero come, eventualmente,
in Italia- ha portato quasi sempre all'elezione di candidati che non risultavano come capolista.

Per essi, e' a nostro avviso interessante considerare che il c.d. Vincolo di Mandato potrebbe essere considerato, da un lato come stringente in quanto eletti in liste con specifici simboli ed espressa indicazione del candidato premier (cioe' in base all'essenza della c.d. Seconda Repubblica) ma,dall'altro lato, anche più "lasco" in quanto legittimati ad personam direttamente dal corpus elettorale (e non dal partito che li ha inseriti in idonee posizioni nelle liste elettorali)!

A loro, agli eletti della Circoscrizione Estero, dovrebbe in tal caso confacersi maggiormente un comportamento parlamentare in grado di rappresentare in modo più coeso ed efficace gli interessi comuni della specifica comunità che li ha eletti: un modello, se ci e' permesso di azzardare un paragone, più vicino a quello della rappresentanza della SVP nel parlamento italiano. Un esempio storicamente di successo
nell'ottenimento di risultati parlamentari significativi per il territorio che potrebbe, ad esempio, portare presto gli eletti del collegio estero ad ottenere la sospirata "Commissione bicamerale per le questioni degli Italiani all'estero". L'unico foro istituzionale utile, a nostro avviso, per promuovere quelli che tutti noi consideriamo i legittimi interessi dei nostri elettori ovvero migliori servizi consolari, difesa della lingua e dell'immagine italiana nel mondo, gestione delle migrazioni, ausilio al turismo, al commercio ed alla cultura.

Un'ultima caratteristica specifica che ci piace ricordare della legge 2212 consiste nell'essere rivolta ai giovani (laureati nati dopo il 1969) ed essere stata promossa in Parlamento da diversi quarantenni Deputati ( Letta, Lupi, Vaccaro, De Girolamo, Mosca, Germana', Garavini, Di Biagio...) e Senatori (come il sottoscritto, Sanna, De Lillo, Stradiotto), a testimonianza di una coscienza e conoscenza delle problematiche giovanili da parte di un'intera generazione già' presente all'interno delle massime istituzioni rappresentative italiane.

In conclusione, un provvedimento certamente limitato (e per questo verificheremo da vicino la tempistica emanazione dei Decreti esecutivi) ma concreto e significativo, per il quale va ribadita la sincera gratitudine, da parte dei molti che hanno a cuore le sorti dei Giovani Italiani all'estero, nei confronti di coloro che l'hanno reso possibile.

Sen. Raffaele Fantetti

23/12/2010
SODDISFAZIONE DEL RELATORE FANTETTI PER L'APPROVAZIONE DEFINITIVA IN SENATO DELLA LEGGE sugli "Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia" (c.d. CONTROESODO).

In qualità di eletto nella Circoscrizione Estero, prima ancora che come Relatore del testo -in Commissione Finanze e Tesoro ed in Assemblea Generale- sono parimenti orgoglioso e contento di aver portato all'approvazione finale un provvedimento strategico per i giovani Italiani residenti all'estero.

Come dibattuto in Aula oggi (vedasi video footage su www.radioradicale/scheda/318094 e resoconto stenografico integrale su:
http://www.senato.intranet/japp/bgt/showdoc/frame.jsp? tipodoc=Resaula&leg=16&id=518471
si tratta di un segnale concreto e rapidamente fruibile che, pur nella sua determinatezza di tempo e di ambito d'applicazione, consente anche al Sistema Paese Italia di garantire
ai propri giovani talenti all'estero condizioni incentivanti per il rientro.

In una bella giornata per noi Italiani all'estero, piace mettere in luce il carattere "bi-partisan" dell'approvazione sia alla Camera che al Senato (con le sole eccezioni del gruppo di Futuro e Libertà nonchè, a titolo personale, della senatrice radicale Poretti e dei senatori Morando, Livi Bacci e Micheloni del Partito Democratico).

Sono grato al mio Governo per aver ribadito l'accettazione dell'ordine del Giorno di Interpretazione -da me presentato ed esposto in Aula- che ha di fatto permesso di approvare il provvedimento in esame senza ulteriori passaggi parlamentari che, pur migliorativi, sarebbero risultati estremamente dispendiosi in ordine di tempo ed avrebbero quindi fortemente pregiudicato la vigenza effettiva degli incentivi in questione.

Con la firma del Presidente della Repubblica Napolitano, il provvedimento diverrà presto legge dello Stato e sarà quindi compito del Ministero degli Esteri, del Ministero dell'Economia e dell'Agenzia delle Entrate di emanare entro 60 giorni i previsti decreti di attuazione.

Sen. Raffaele Fantetti

"EMERGENZA GIOVANI"
Il testo integrale dell'intervento pronunciato dal sen. Raffaele Fantetti il 14 Luglio in assemblea al Senato durante la discussione generale sul D.L 78/2010 recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica.

Illustre Presidente, Egregi Membri del Governo, Onorevoli Colleghi, prendo la parola quale rappresentante eletto -con oltre 20.000 preferenze nominali-nella ripartizione Europa della Circoscrizione Estero per conto della lista "Berlusconi Presidente" nonché' come delegato al congresso fondativo del Popolo della Liberta' e come iscritto al Partito, per confermare il sostegno parlamentare alla manovra in esame.
La crisi nasce dalla "finanziarizzazione dell'economia reale", fenomeno da noi denunciato in tempi non sospetti, ovvero già' agli inizi di questo decennio dalle colonne del " Pensiero Londinese", il giornale della Nuova Emigrazione Professionale di stanza a Londra.
Le dinamiche globalizzate sulle quali le grandi banche d'affari della City facevano leva per attività' di Trading e di Merchant banking evolvevano già' allora con una velocita' e complessità' tecnica assolutamente superiori rispetto alle cornici regolamentari entro le quali avrebbero dovuto essere limitate.
La politica occidentale ignorava, più' o meno consapevolmente, il pericolo e devolveva all'auto-regolamentazione con l'auspicio che la "mano invisibile" del Mercato supplisse in modo più' effìcente alla mancanza di controlli efficaci. Fiumi di denaro finanziario scardinavano i precedenti argini normativi e "illudevano" (per non dire di più') legioni di amministratori sia pubblici che privati, ignari delle conseguenze sociali delle loro adesioni alle proposte perfettamente presentate da alcuni banchieri.
Il risultato sull'economia reale e' stato devastante, specie in termini occupazionali.
Fondamentali sono stati gli strumenti squali la CIG ordinaria e straordinaria-utilizzati dal Governo per garantire la tenuta sociale del Sistema Italia. Anche questa manovra va nella direzione di una opportuna revisione della spesa ed un raccordo più' coerente con la situazione debitoria del nostro Paese sui mercati internazionali e, dunque, va sostenuta con convinzione per scongiurare punizioni ancora più' inique da parte degli speculatori internazionali.
Sara' pero' compito non più' procastinabile del legislatore (sulla scia di quanto stanno facendo i colleghi parlamentari statunitensi e tedeschi, i primi a reagire concretamente) di rimettere presto mano alla regolamentazione del settore finanziario al fine di ricondurlo alla sua propria funzione di supporto all'economia ed agli scambi, per non trovarsi di nuovo a breve nella paradossale ed immorale situazione registrata in particolare nel Regno Unito- di dover salvare i colpevoli con soldi pubblici, per ritrovarli intenti negli stessi perversi (ma per loro lucrativi) esercizi solo qualche mese dopo.
Come emigrato all'estero (dal 1992) e come più' giovane senatore della maggioranza non posso peraltro non cogliere questa (rara) occasione per segnalare una forte anomalia del Sistema Italia che, purtroppo, anche questa manovra non sembra tenere in debita considerazione e/o correggere.
Mi riferisco naturalmente alla cosiddetta "Emergenza occupazionale Giovani" ed al fenomeno direttamente collegato della "fuga dei talenti" (secondo una felice espressione di Sergio Nava).
In base ai dati del Rapporto ISTAT 2010, in Italia "E' in atto un peggioramento consistente della condizione della fascia giovanile della popolazione, cioè delle persone con età compresa tra 18 e 29 anni II tasso di occupazione giovanile è sceso al 44%, con una caduta tre volte superiore a quella subita dal tasso di occupazione totale. Il 30 per cento della popolazione 18-29enne ha un lavoro atipico (a fronte dell'otto per cento della restante parte della popolazione) ed è in questo segmento che si è concentrato il calo dell'occupazione (-110 mila persone), contribuendo per il 37 per cento alla flessione occupazionale giovanile rilevata nel 2009";

"... sono proprio i giovani il segmento in assoluto più colpito dalla crisi economica".

La fase ciclica negativa ha avuto infatti un forte impatto sulla popolazione giovanile. La riduzione rispetto al 2008 della quota di occupati tra i giovani è stata quasi sette volte quella osservata tra i più anziani. Una flessione, quella dell'occupazione giovanile, particolarmente brusca e repentina.
E non c'e'preparazione che tenga: nessun titolo di studio e' stato in grado di proteggere i giovani dall'impatto della crisi.

La flessione dell'occupazione per chi ha un titolo non superiore alla licenza media e' particolarmente crìtica (-11,4 per cento), ma rimane rilevante anche per i diplomati (-6,9 per cento) e per i laureati (-5,2 per cento). In particolare i figli che vivono nella famiglia di origine, spesso impegnati in lavori temporanei e con bassi profili professionali all'inizio della loro carriera lavorativa, rappresentano il gruppo più colpito dal calo dell'occupazione (-332 mila unita').

In Italia è sempre stato un costume diffuso rimanere in casa con i genitori più a lungo che nel resto dell'Europa. Senonché, nel 1983 la quota dei 18-34enni celibi o nubili che viveva in famiglia era del 49 per cento, nel 2000 era arrivata al 60,2 per cento, attestandosi al 58,6 per cento nel 2009. Tra i 30-34enni quasi il 30 per cento vive ancora in famiglia, una quota triplicata dal 1983. E, soprattutto, sono cambiate le motivazioni: nel 2003 la permanenza a casa era frutto di una Ubera scelta, adesso la prolungata convivenza dei figli con i genitori dipende soprattutto dai problemi economici (40,2 per cento) e dalla necessità di proseguire gli studi (34 per cento); solo per il 31,4 per cento si tratta di una libera scelta. I giovani di oggi, che saranno gli anziani di domani, non lavorano, non versano contributi, non vanno via di casa, non fanno nulla. La statistica ha coniato una sigla per definirli: Neet, che significa not in education, employment or training (non lavorano, non studiano, non si formano). I Neet nel 2009 sono arrivati a oltre due milioni, il 21,2 per cento dei 15-29enni.
I giovani sembrano cominciare a manifestare segnali di maggiore insofferenza.

Il fenomeno mi tocca direttamente, oltre che per la giovane età' (relativamente parlando), soprattutto per il fatto che molti giovani sono costretti dalla situazione sopra menzionata ad emigrare.
Oltre 40.000 l'anno, sia dal Nord che dal Meridione: si parla di "Salasso dei laureati".
(Fonte: Rapporto 2009 "Italiani nel Mondo" della Fondazione Migrantes).

Ma, al di là dei laureati e dei ed. 'cervelli', il fenomeno dell'emigrazione all'estero dei giovani talenti italiani riguarda categorie e livelli professionali ben più variegati. Già da vari anni, il rapporto fotografa flussi sempre crescenti di giovani in uscita. Si tratta della c.d. "Nuova Emigrazione Professionale", da noi identificata nei primi anni 90, come il fenomeno migratorio tipico delle nuove generazioni, costrette dall'imperante gerontocrazia e mancanza di meritocrazia a lasciare il nostro Paese per cercare all'estero -soprattutto in Europa- una collocazione professionale e/o una migliore esperienza di lavoro. La cosiddetta "Fuga dei Talenti".

Quello che si vuole qui mettere in evidenza pero' e' che le attuali generazioni di giovani italiani si trovano senza colpe e loro malgrado- a dover scontare gli effetti concomitanti di diverse patologie della moderna società' italiana.
Tra queste, per sommi capi date le circostanze, il Debito Pubblico, la Gerontocrazia, il sistema previdenziale e pensionistico, la mancanza di meritocrazia ed il dualismo del mercato del lavoro.

Il Debito Pubblico:
Accumulato dalle generazioni immediatamente precedenti, l'ingente debito pubblico italiano graverà sempre di più sulle nuove generazioni, penalizzando in modo inaccettabile i giovani italiani. E' la prima volta che accade nella storia del nostro Paese. Viene minata la correttezza del rapporto inter-generazionale ed il principio giuridico e morale secondo il quale è tenuto a pagare il debito il soggetto che lo ha contratto.

PROPOSTA: dato che 1*80% dell'attuale stock di debito è stato prodotto tra il 1980 ed il 1992, si potrebbe elaborare un programma di tassazione ad hoc per i soggetti entrati nel mondo del lavoro negli anni successivi (differenziandolo per fasce di reddito).

Il sistema previdenziale e pensionistico:
Il nostro sistema previdenziale è totalmente sbilanciato sulla spesa pensionistica, cioè, in termini generazionali, decisamente a favore dei nonni. Vengono così a mancare le risorse altrove (Francia, Regno Unito, Germania) disponibili per esigenze di tenuta sociale che non facciano capo esclusivamente agli interessi dei Seniores.

PROPOSTA: Supporto ai giovani in quanto tali ovvero indipendentemente dal reddito della famiglia di origine (modello inglese), allocazioni per le famiglie e quozienti famigliari (sul modello francese), crediti e sussidi per i figli, per gli studi, per l'imprenditoria giovanile, ecc.

La gerontocrazia:
Rispetto ad un limite dell'età lavorativa internazionalmente riconosciuto intomo ai 60 armi, in Italia stiamo arrivando a sfondare il tetto dei 70 ed oltre. Il risultato è un enorme "tappo" al collo della bottiglia occupazionale, con palesi e devastanti effetti sulla possibilità di inserimento e crescita professionale offerte ai più giovani.

PROPOSTA: Oltre che sui percorsi di uscita bisogna intervenire su quelli di ingresso nel mondo del lavoro. La politica unica di innalzamento dell'età pensionabile -per l'aumento della vita media e la mancanza di fondi per far fronte alla crescente spesa pensionistica- non valuta tutte le conseguenze sulla competitività del Paese. Infatti, a fronte dell'invecchiamento costante della popolazione (con costi crescenti di pensioni, assistenza sociale e sanità), si richiederebbe una forza lavoro di giovani più dinamica, produttiva , capace di generare innovazioni e redditi più alti. Più sono frustrate le opportunità professionali dei giovani, più sono svalutate le loro competenze e motivazioni, e meno sono capaci di contribuire alla crescita del Paese, con ovvi ed impliciti rischi per l'equilibrio sociale ed economico del Paese.

La mancanza di meritocrazia:
A partire dagli anni 70 con la diffusione della cultura comunista, la meritocrazia è stata considerata un valore negativo e, come tale, mortificato nella scuola, nelle università e nel lavoro. Gli esami di gruppo, il voto politico e le distribuzioni "a pioggia" hanno sostituito la competizione e le valutazioni sulla base del merito; gli avanzamenti di carriera per anzianità e l'inamovibilità dal posto di lavoro hanno destituito le promozioni basate sul merito e la verifica periodica dell'attività svolta e degli obiettivi conseguiti.
La meritocrazia è fondamentale per ogni sistema sociale capace di crescere, in special modo in un mercato globale e competitivo.

PROPOSTA: Occorre ritornare alla meritocrazia, basata su regole trasparenti e su sistemi di valutazione obiettivi. Solo un sistema fondato sulla valorizzazione delle capacità professionali e dell'esperienza acquisita può garantire mobilità sociale, flessibilità e sviluppo.

Il dualismo del mercato del lavoro:
Il nostro mercato del lavoro è sempre più 'duale': c'è un segmento di lavoro iper-protetto (con avanzamenti automatici ed inamovibilità) ed un secondo segmento di lavoro, crescente e meno protetto, o secondario, caratterizzato da contratti atipici o da figure contrattuali che si celano dietro a prestazioni di lavoro autonomo, ma in realtà sono prestazioni alle dipendenze. Il primo è totalmente escluso ai giovani, cui è riservato solo il secondo. Il 70% delle assunzioni oggi nel mercato del lavoro per chi ha meno di 40 anni è con contratti atipici o para-subordinati.

PROPOSTA: L'inamovibilità non è più sostenibile (specie se garantita in esclusiva alla generazione dei Seniores). L'uso dei contratti a tempo determinato non va demonizzato, anzi!  Essi sono la norma generale in tante realtà laburistiche europee a noi comparabili. Costituiscono il segno della nostra epoca. Il loro uso dovrebbe addirittura diventare una rivendicazione dei Giovani per tutto il mercato del lavoro -anche nella P.A.- in modo da poter procedere alle fisiologiche selezioni meritocratiche."

Per mancanza di tempo, lascio agli atti il documento più' elaborato nel quale vengono identificate alcune proposte legislative ed esecutive concrete per affrontare l'emergenza Giovani sopra delineata.
In conclusione pero' tengo a ribadire che:
nel nostro Paese e' da tempo in atto uno scollamento generazionale a totale sfavore dei giovani;
che ciò' avviene in vari campi (sociale, occupazionale, previdenziale, culturale,ecc.);
che e' la prima volta che questo accade nella storia della nostra Repubblica; che non e' giusto e non e' previdente;
che ciò' accade per un deficit di rappresentanza (che e' anch'esso parte del problema) facilmente verificabile ma non per questo accettabile.
Sono giovani questi, improvvidamente definiti "bamboccioni", che non hanno le possibilità' che avevano i genitori, che devono pagare i loro debiti, che sogneranno solo le loro pensioni e che per lo più' non riescono nemmeno a lavorare e mettere su famiglia perche' il sistema e' contro di loro per i motivi sopra spiegati. Addirittura, fanno concorsi durissimi e dopo non vengono assunti (come nel caso dei 107 dichiarati vincitori di concorso all'ICE, selezionati in 18 mesi tra 15.000 candidati, che non vengono assunti o come altri nella stessa situazione all'INPS).

Quali prospettive si prevedono per questi giovani?
Molti, troppi, sono costretti ad emigrare e per loro la strada del ritorno è stata finora praticamente impossibile. (La Camera dei Deputati ha recentemente approvato (in modo bi-partisan) il disegno di legge sul cosiddetto "Contro Esodo". Si tratta in realtà della versione italiana della c.d. "Legge Beckham", adottata già diversi anni fa con successo dalla Spagna. E' un primo passo, e c'è da augurarsi che anche il Senato potrà presto approvare tale provvedimento- ma non certamente sufficiente.).
Un Governo, eletto anche col concorso dalla maggior parte degli Italiani residenti all'estero che mi onoro di rappresentare, che si impegna efficacemente per la tenuta del Sistema Italia e che e' chiamato dagli Italiani a riformare il Paese non può', secondo Noi, ulteriormente sottovalutare questa emergenza.

Sen. Raffaele Fantetti (13 Luglio 2010)

Documento allegato: Realtà giovani

Intervento del Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini
Direzione Nazionale del Popolo della Libertà

4 novembre 2010

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Caro Presidente, certamente oggi abbiamo ascoltato una relazione in cui ci riconosciamo, che apprezziamo ed approviamo dal profondo, almeno per quanto mi riguarda, che ha dato un grande slancio e che ha affermato con forza quello che gli italiani attendevano: un richiamo alla politica, un richiamo al fare, un richiamo ai risultati concreti e all'azione di Governo.

Dal mio punto di vista, quello di chi contribuisce con il Presidente del Consiglio a portare l'immagine dell'Italia nel mondo, cercherò di trovare qualche breve argomento che rafforzi la necessità di andare avanti davvero, con la barra dritta, nella direzione che il nostro Presidente oggi Il richiamo alla stabilità politica come valore aggiunto per un Paese è un primo punto che, sulla scena internazionale, ci è sempre stato riconosciuto, da quando, nel 2008, il Presidente Berlusconi è tornato al Governo. Successivamente, inoltre, la coalizione, la maggioranza ha vinto, come è stato detto, tutte le elezioni. È stato riconosciuto che il valore aggiunto dell'Italia era diventato, con la seconda legislatura guidata da Berlusconi, 2001-2006 e 2008-2013, un dato che si caratterizzava con i Governi del centrodestra italiano, dopo la pausa di ritorno all'instabilità del passato. Allora la media dei Governi era di quattordici mesi e i Ministri degli Esteri italiani non erano conosciuti dai loro colleghi, perché cambiavano ad ogni Consiglio europeo, e così gli altri membri del Governo italiano. Non si aveva, quindi, quella possibilità di relazioni personali e di interazioni che la stabilità del Governo ha dato.

È dunque tanto più grave e tanto più da condannare politicamente l'azione di tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno attentato, hanno colpito il valore aggiunto della stabilità del In questi mesi abbiamo assistito a delle azioni e a delle dichiarazioni, principalmente a causa di una rete internazionale della sinistra, ma purtroppo anche per le litigiosità e gli scontri interni alla maggioranza, che hanno dato un alimento straordinario alla rete che c'è nel mondo di nemici dell'Italia, che vogliono il male dell'Italia e che spesso purtroppo sono italiani. Questo è un punto su cui dobbiamo sempre richiamare la nostra attenzione. Quando si porta un attacco, diffondendo notizie false, immagini distorte dell'Italia, per colpire il Presidente del Consiglio, che non è toccato perché non ne ha la responsabilità, si determina un danno per l'immagine dell'Italia, per tutti noi, per i cittadini e per le imprese di questo Paese. Inoltre, quando questo viene fatto scientemente per colpire un Governo, ciò vuol dire che abbiamo chi, per strumentazioni politiche, per fini di parte, non esita a colpire il proprio Paese, la propria patria fuori dai nostri confini. Questo è politicamente grave. Sono state diffuse delle immagini sui rifiuti di Napoli, facendo confusione tra coloro che avevano appena firmato un accordo con il Presidente del Consiglio e persone che si autoqualificavano, senza esserlo, difensori della libertà o della salute pubblica. Queste immagini, che hanno fatto il giro del mondo, non hanno toccato l'azione di Governo che è andata e va avanti, ma hanno toccato e colpito l'immagine dell'Italia. Decine di migliaia di persone nel mondo hanno creduto e forse credono, che siamo ricaduti nella situazione che la sinistra ci aveva lasciato due anni e mezzo fa, senza sapere, perché artatamente qualcuno gli spiega il contrario, che non è così.

Questa è la colpa grave, anzi gravissima, su cui dobbiamo costantemente intervenire.

Mi permetto di dire, Presidente, che sarebbe il caso di avere davvero, con il nostro partito, con la nostra gente, con il nostro Popolo della Libertà, la forza di costruire una grande rete di amici dell'Italia nel mondo, capace di sconfiggere la rete dei nemici dell'Italia nel mondo.

Dobbiamo contrastare ad armi pari questo grande network della menzogna internazionale, perché ancora l'azione del nostro Governo, del Governo del Presidente Berlusconi, sta portando sulla scena internazionale qualcosa di nuovo, qualcosa che forse in passato non si era vista, con questa determinazione e con questa chiarezza. Parlo dei rapporti personali del Presidente del Consiglio, della capacità di tessere alleanze che si fondino sulla fiducia personale. Sono state ricordate le interviste di Toni Blair. Tra le molte cose di Toni Blair che vogliamo ricordare, voglio sottolineare che egli ha parlato del nostro Presidente, indicandolo, tra i tanti leader del mondo che ha conosciuto, come una persona che quando prende una parola la mantiene.

Non è sempre così nelle relazioni internazionali, non è sempre così sulla scena degli accordi multilaterali. Quando un grande leader europeo, come è stato e come è ancora Toni Blair, riconosce questo elemento come valore aggiunto nei rapporti di politica internazionale, credo che dobbiamo essere orgogliosi del fatto che il nostro Presidente si sia meritato, con la sua azione, questo riconoscimento da chi, essendo britannico, non regala complimenti ad un italiano. Questo dobbiamo ricordarlo sempre. (Applausi)

Dedico ancora pochi pensieri alle linee che giustificano l'appello fatto oggi ad andare avanti, a non interrompere questa legislatura e garantire stabilità. Quali sono i momenti più significativi che la politica estera del Governo sta introducendo nel dibattito internazionale, accanto ai temi che ci sono sempre stati, ossia l'Unione transatlantica, il Mediterraneo, il Medio Oriente, il terrorismo internazionale? Dove è che l'Italia sta facendo breccia con il suo messaggio? Lo potrei sintetizzare in due grandi linee: affermare e riaffermare la nostra identità di Italia e di Europa, di italiani e di europei, da un lato, e la grande battaglia internazionale per i diritti fondamentali, per i diritti che non sono e non saranno negoziabili in nessuna parte del mondo. Su questi Due temi, credo che l'Italia possa legittimamente dire di avere una parola di novità sulla scena internazionale.
Noi abbiamo il coraggio di dire – e cominciammo ad averlo prima che altri leader europei comprendessero che quella è la strada giusta da seguire – che l'identità dell'Europa non può essere la dimenticanza dei nostri valori, delle nostre radici, della nostra storia.

L'Italia ha combattuto da sola questa battaglia, a cui poi si sono uniti Paesi che insospettabilmente, e poi pubblicamente, hanno affermato che la battaglia dell'Italia perché vi sia il crocifisso nelle scuole non è solo italiana, ma è una battaglia europea e mondiale di civiltà. Questo è un messaggio che aiuta e aiuterà i popoli d'Europa. L'altro messaggio sull'identità – lo dico un po' brutalmente – riguarda il fatto che dobbiamo dire basta ad una multiculturalismo senza regole e senza confini, un multiculturalismo che, rispettando la storia, la religione e la cultura degli altri, pretende che siamo noi a fare un passo indietro, anziché fare entrambi un passo in avanti.

Ora, anche il cancelliere tedesco ha ricordato al suo Paese che l'errore del multiculturalismo senza regole, che predica la moltiplicazione dei luoghi di culto in Europa e si nasconde nei sottoscala, quando si fanno le chiese in Paesi dove i cristiani sono perseguitati, è un multiculturalismo che non possiamo accettare. (Applausi)

Sono andato in Paesi difficili. Sono andato in Iraq. La settimana prossima sarò a Islamabad, in Pakistan, dove terrò una lezione all'Università. È un'Università islamica. In quella sede, dirò con convinzione profonda che l'Italia è orgogliosa di difendere i diritti dei cristiani nel mondo e di combattere contro le persecuzioni di coloro che vengono trucidati. (Applausi)

Questa è la politica estera che noi facciamo. Non abbiamo paura di dire agli amici dei Paesi musulmani che le condanne a morte con lapidazione non si possono accettare e non le accetteremo. Non vogliamo imporre le nostre regole, ma vogliamo difendere il diritto alla vita senza se

Questa, in sintesi, è la novità che stiamo portando, quella che aiuterà – mi auguro, signor Presidente e cari amici – questa Europa che ha costruito il mercato, che si è data l'euro, che si è data il Trattato di Lisbona, ad avere finalmente un'anima che ci renda orgogliosi di essere europei per difendere i valori comuni, non soltanto per discutere giorni e giorni sulle tecniche di voto a maggioranza. Questo non ci appassiona. L'Europa che noi vogliamo è un'Europa dei diritti, è un'Europa delle libertà, è un'Europa della famiglia popolare europea, in cui noi siamo, non a caso, Paese rispettato, stimato, e soprattutto creduto.

Grazie tante.

(Applausi)

 

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Chi sono

Una storia tutta italiana
(anche all'estero)!

Sono nato a Roma nel 1966, primo di due sorelle, da padre pugliese (docente universitario di Diritto del Lavoro a Firenze, scomparso per un tumore nel 1994) e madre lombarda (docente universitaria di Storia dei Popoli medio-orientali a Pavia).
I miei nonni paterni avevano un'azienda agricola in San Severo (Foggia) della quale ho ereditato alcuni ulivi e una discreta dose di cultura bucolica meridionale. Mio nonno materno, nato da una famiglia numerosissima di Torre Annunziata (Napoli), fu il primo generale di Corpo d'Armata dell'esercito italiano a provenire dal Genio e nostro rappresentante alla NATO. Aveva conosciuto mia nonna agli inizi della carriera a Pavia. In quanto prigioniero degli inglesi in Nord-Africa fu più fortunato del fratello della moglie, prigioniero in Germania - mentre l'altro era un partigiano.
Ho fatto le scuole a Roma alle Suore di Nevers (elementari), dai Gesuiti (medie e ginnasio) e al liceo classico statale F. Vivona diplomandomi nel 1984 con 60/60.
A partire dalla successiva laurea con lode in Giurisprudenza all'università La Sapienza è tutto, più o meno, menzionato nel mio CV. Prima, vale forse di aggiungere che, durante gli studi universitari, sono stato sinceramente impegnato nella causa dell'integrazione europea in qualità di segretario della "Casa d'Europa" di Roma (membro del Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli) e, a cavallo della laurea, ho prestato servizio come ufficiale di complemento dell'Aeronautica Militare, essendo anche nominato come rappresentante della categoria presso il Consiglio Centrale di Rappresentanza (CO.CE.R) che negoziò e siglò il primo CCNL del personale militare.
Dopo brevi esperienze di lavoro in Belgio e Francia, sono "emigrato" in Gran Bretagna nel 1992.
Nel 1996 mi sono sposato nella cattedrale cattolica di Westminster a Londra tramite gli auspici del mio parroco romano di una vita, ora vescovo ausiliario di Roma Sud e di un amico gesuita inglese, ora responsabile della cattedrale e braccio destro del primate britannico. Mia moglie è italiana, residente in Inghilterra da quando trenta anni prima i suoi genitori vi si erano recati (provenienti dalla Puglia/Etiopia e da Verona/Sardegna). Abbiamo la fortuna di avere due bambine di otto e dieci anni.

Curriculum e Informazioni dettagliate

Foto


"Il sen. Fantetti depone una corona di fiori a nome dell'Italia allo Yad Vashem - Gerusalemme, Febbraio 2011"


" Ministro TREMAGLIA"

"Congresswoman Ros-Leithenen, Presidentedella Commissione Affari Esteri di Capitol Hill - USA)"

"Senatore Liebermann, Presidente della Commissione "Homeland Security" del Senato USA "